Il Tirreno

Pisa

Ateneo, statuto salvo Il ministro Carrozza cancella ogni ricorso

di Gianluca Campanella

Con un annuncio su Twitter “sconfessa” la riforma Gelmini Resta elettivo il consiglio di amministrazione dell’Università

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PISA. L’Ateneo di Pisa vince senza giocare il secondo tempo della partita: il ministro Maria Chiara Carrozza, su Twitter, ha scritto che il suo dicastero ha «rinunciato a tutti i contenziosi con le università italiane sugli statuti». Sulla locale carta accademica fondativa pendeva un possibile ricorso al Consiglio di Stato; da Roma ora fanno sapere che si fermano al primo livello - il Tar della Toscana - il quale aveva già dato ragione all’Università di Pisa: lo statuto resta così com’è, cioè con tutti gli “strappi” contro la legge 240 del 2010, cosiddetta “riforma Gelmini”.

Per capire questa storia, infatti, bisogna fare un salto indietro, a ridosso del Natale del 2010, quando Mariastella Gelmini impose il suo testo in mezzo a polemiche e contestazioni nazionali che hanno fatto il giro del mondo: in città fu occupata persino la Torre Pendente. Tutto inutile. Tra le altre cose, la riforma imponeva alle università di riscrivere gli statuti per adeguarli ai dettami della nuova legge. Così, a novembre del 2011, l’ateneo cittadino aveva varato la nuova carta. Nel frattempo il governo è cambiato, ma gli uffici ministeriali no: sullo statuto di Pisa piovono 55 osservazioni, di cui 35 di legittimità (le più pesanti) e 20 di merito. A fine febbraio dell’anno scorso, in seconda lettura, il senato accademico accoglieva qualche rilievo, tenendo duro su quello più importante: l’elezione dei membri del consiglio d’amministrazione. Nella prima versione dello statuto era previsto che il senato definisse una rosa di almeno 8 candidati per la componente docente in cda e di 2 per quella del personale tecnico amministrativo: i consiglieri sono eletti all’interno di queste rose. Il ministero chiede la «designazione» dei membri, senza passare per il voto. Ma Palazzo alla Giornata (sede del rettorato e degli altri organi) tira dritto. Così il Miur, ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, impugna lo statuto: non solo da Roma si ribadisce che «l’elezione non s’ha da fare», ma avvertono pure che non hanno gradito il giochetto sulle commissioni paritetiche. Il senato lo aveva ideato per salvare forma e sostanza: infatti il ministero aveva chiesto la sparizione del “Consiglio degli studenti”, ma Pisa lo aveva ribattezzato “commissione paritetica”, togliendole solo la veste ufficiale di organo istituzionale.

L’anno scorso, come detto, al Tar vinceva Pisa; ma il Miur aveva ancora la carta del Consiglio di Stato. Ora, con un nuovo governo, Carrozza avverte che la giostra è finita e che la decisione è già stata «comunicata all’Avvocatura dello Stato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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