Il Tirreno

Pisa

Bello il nuovo stadio ma servono almeno cinquanta milioni

di Gianluca Campanella
Bello il nuovo stadio ma servono almeno cinquanta milioni

Presentato al Verdi il progetto dell’architetto Zavanella Previsti 20mila posti, impatto non invasivo e tanti servizi

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PISA. Per sei mesi 153 persone hanno lavorato al progetto del nuovo stadio di Pisa e venerdì sera al teatro Verdi sono stati presentati i risultati.

La struttura vedrà la luce se una cordata di imprenditori metterà mano al portafoglio, ma intanto tutti gli strumenti sono pronti: dalla previsione urbanistica in zona Ospedaletto allo studio vero e proprio. Il progetto porta la firma di Gino Zavanella, l’architetto che ha disegnato anche il nuovo Juventus stadium; i suoi diretti collaboratori sono l’architetto Andrea Maio e l’ingegnere Simone De Feo: i tre, insieme, sono stati i docenti di un corso di aggiornamento al quale hanno partecipato 150 geometri provenienti da tutta Italia.

Divisi in gruppi, i corsisti hanno sviscerato tutti i dati disponibili sulla città: dai venti (con particolare riferimento a punti “caldi” vicini all’insediamento, aeroporto e inceneritore) fino alle classi d’età sia dei turisti che degli spettatori del Pisa nell’ultimo decennio almeno.

Un enorme lavoro di analisi che ha portato alla scelta di ogni singolo dettaglio del nuovo stadio; la personalizzazione è tale che porta Zavanella a dire che la struttura o si fa qui o non si fa: «Il progetto non è un modello ripetibile per altre città, ma solo per Pisa».

Vediamone i numeri principali: il lotto di Ospedaletto si estende per 56 ettari, di cui la previsione urbanistica approvata dal Comune imponeva un minino di 8 ettari a verde e un massimo di 45 per servizi; il progetto inverte quasi le proporzioni portando il parco a 28,8 ettari e a 8 i servizi.

Passiamo agli spettatori: la capienza massima è di 20.407 persone che hanno a disposizione (in media) 0,95 metri quadri ciascuna, cioè più del minimo previsto dagli standard moderni che chiedono 0,80. Il prato è praticamente attaccato alle tribune: solo 7 metri è la distanza; ciò è possibile rinunciando alla pista d’atletica, puntando quindi su una vocazione spinta verso il calcio: in questo modo lo spettatore più lontano è solo a 37,74 metri dal campo.

Infine la tribuna al massimo è alta 27 metri – metà della Torre – e ha una parte della copertura trasparente. Questi dati testimoniano un progetto poco invasivo che va nella direzione degli impianti più all’avanguardia: lo stadio ha le certificazioni Fifa e Uefa e, in teoria, potrebbe ospitare anche una gara dei mondiali di calcio. Se l’entusiasmo di Zavanella è comprensibile, meno scontata è la “benedizione” del prefetto Francesco Tagliente, in platea durante la presentazione: «Pisa può diventare punto di partenza per gli stadi che devono essere ripensati».

L’architetto a margine della serata ne ricava un corollario: «L’Arena Garibaldi credo che ormai sia obsoleto. Pisa ha bisogno di un nuovo stadio per la sua tradizione e importanza». Durante la cerimonia, Gian Luca Musso (presidente di Geosport, l’Associazione sportiva dei geometri d’Italia) non evita le polemiche di questi mesi: l’ordine degli architetti, infatti, a febbraio aveva storto il naso per l’operazione con cui «il collega Zavanella avalla la manovalanza di un gruppo di professionisti fornita con la motivazione dell’aggiornamento, indifferentemente da chi firma il progetto; una messa in scena per ottenere una commessa». Musso ha letto la lettera anonima ricevuta da uno dei 150 geometri corsisti, in cui si rivendica il valore di 150 teste pensanti al posto di una sola. E ha alzato la palla a Zavanella che ha tirato due colpi: «La progettazione deve avere come base l’uomo, non l’egocentrismo di qualcuno. E senza multidisciplinarietà si fanno progetti fini a se stessi». Bocche cucite su tutto il resto, come la stima dei costi: si pensa dai 40 a 50 milioni di euro. L’architetto e tutto il gruppo preferiscono parlare delle “bellezze” del progetto: un museo del Pisa, ristoranti con vista sul campo, impianto fruibile durante la settimana e struttura in zinco- titanio cementificato che ha il pregio di essere autopulente, sperando che lo studio presentato siano «un’opportunità e un inizio, non la fine di un percorso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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