Il Tirreno

Pisa

Ris a caccia di tracce nel Fiorino di Logli finito sotto sequestro

di Pietro Barghigiani

Caso Ragusa, il mezzo della Geste veniva usato da Antonio Riscontri sulla segnalazione di fazzoletti macchiati di sangue

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SAN GIULIANO TERME. «Se in quel furgoncino dovessimo trovare tracce di Roberta per noi sarebbe la prova regina della colpevolezza di Antonio Logli».

Il procuratore capo Ugo Adinolfi ripone nelle analisi del Ris di Roma la speranza di chiudere con una prova schiacciante l’inchiesta che dall’8 febbraio 2012 vede indagato Antonio Logli per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Il Fiorino sequestrato. La svolta nelle indagini sulla sparizione di Roberta Ragusa, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, è legata all’esito dei riscontri scientifici che i carabinieri del Ris svolgeranno in questi giorni all’interno del Fiorino bianco della Geste in uso al marito della donna scomparsa. Il mezzo è stato sequestrato dopo che una dipendente della società in cui lavora part-time Logli ha riferito al pm Aldo Mantovani di aver sentito dire da un collega di aver visto due fazzoletti di carta macchiati di rosso sul retro del Fiorino e lo avrebbe riferito al direttore della società Il compagno di lavoro, testimone diretto delle presunte tracce, avrebbe confermato agli inquirenti di aver notato quei fazzoletti sospetti.

Le tracce. «Abbiamo già chiesto l’invio dei più qualificati elementi del Ris – spiega il procuratore Adinolfi –. Per quanto ci riguarda se sul retro del furgoncino venissero trovate tracce di sangue o capelli di Roberta per noi l’inchiesta sarebbe chiusa. E saremmo pronti a un processo in Corte d’Assise. Parlo non a caso di rinvenimento di elementi nella parte posteriore del mezzo, dove venivano tenuti gli attrezzi da elettricista, e non del sedile del passeggero. Se li trovassimo sul retro vorrebbe dire che si è trattato di un corpo trasportato perché non ci sono sedili. Se fossero, invece, davanti tra il guidatore e il conducente, potrebbe essere plausibile che Roberta sia salita volontariamente sul Fiorino anche in altre occasioni. E magari, come scusa, l’indagato potrebbe dire che la moglie si era tagliata un dito e aveva perso sangue».

Controlli postumi. Fino al novembre 2011 Logli ha utilizzato il Fiorino sequestrato. Nel marzo 2012 “Il Tirreno” sottolineò l’anomalia di un mancato controllo proprio su quel furgone che, dichiarato in panne per un piccolo guasto, non veniva più utilizzato, ma che era sempre stato nella disponibilità di Logli che il 16 gennaio 2012 andò in aspettativa. A quel punto la direzione della Geste chiese a un collega di prendere in consegna il Fiorino. E in occasione di una pulizia generica all’interno del mezzo sarebbero stati visti i due fazzoletti di carta macchiati di rosso. Lì per lì nessuno fece caso al ritrovamento. Anche perché per diversi giorni gli investigatori erano orientati sull’ipotesi di un allontanamento volontario dell’imprenditrice scomparsa. Nessuno collegò i presunti fazzoletti insanguinati, il Fiorino in uso esclusivo al Logli e la sparizione della moglie. I controlli approfonditi del Ris arrivano dopo 17 mesi.

Il guasto. Secondo la tesi della Procura, Logli era l’unico a usare il mezzo.

Fino al novembre 2011il Fiorino funzionava. Poi, per problemi al radiatore, il furgoncino venne messo da parte. Per l’accusa l’unico che sapeva che tipo di guasto aveva era il marito di Roberta. Uno stop rimediabile con una bottiglia d’acqua. Per l’accusa, che ritiene sempre più solida la versione di Loris Gozi sull’avvistamento di Logli a mezzanotte e mezzo e alle una in via Gigli, l’indagato avrebbe potuto raggiungere il deposito della Geste ed entrare senza lasciare traccia. Avrebbe così caricato il corpo di Roberta sul retro del “suo” Fiorino che avrebbe rimesso in moto sistemando alla bisogna il radiatore guadagnando qualche decine di chilometri di autonomia. Quindi, sempre nell’ipotesi della Procura, si sarebbe disfatto del corpo per poi tornare alla Geste e riprendere l’auto con cui era arrivato e tornare a casa. Aver usato il Fiorino che tutti credevano in panne, ma che Logli sapeva come far ripartire, avrebbe escluso il mezzo dai controlli dei carabinieri. Lo pensa la Procura che si affida agli specialisti del Ris per svelare il mistero di Gello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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