La Cisl: «Sulla Misericordia l’arcivescovo non ha colpe»
PISA. «La città si faccia carico dei dipendenti della Misericordia che rischiano il posto di lavoro». Lo propone Gianluca Federici, segretario generale della Cisl di Pisa, di fronte alla prospettiva...
PISA. «La città si faccia carico dei dipendenti della Misericordia che rischiano il posto di lavoro». Lo propone Gianluca Federici, segretario generale della Cisl di Pisa, di fronte alla prospettiva di quaranta licenziamenti.
La storia. «Il buco accumulato dalla storica arciconfraternita - commenta il sindacalista – suona come la somma di investimenti sfortunati, ritardi nelle concessioni e nella riscossione dei servizi erogati, rischi eccessivi presi nel tempo. Forse la responsabilità più grave è quella di aver immaginato la Misericordia come un’azienda, quando invece avrebbe dovuto mantenere la sua originaria identità di associazione di volontariato».
È pur vero che «il sistema sanitario regionale richiede alle associazioni competenze, professionalità e soprattutto continuità di servizio, che difficilmente si riescono a garantire solo con volontari».
L’arcivescovo. «In tutta questa vicenda, mi permettano i colleghi dei Cobas, la curia pisana e in particolare l’arcivescovo Benotto c’entrano poco - osserva Gianluca Federici - La Misericordia di Pisa ha una gestione autonoma. Lo statuto attribuisce all’ordinario diocesano il potere di nomina di tre componenti del Magistrato (su undici complessivi) e la possibilità di nominare un commissario, quando venga meno l’organo amministrativo. Cosa che monsignor Benotto ha puntualmente fatto. L’immagine di un vescovo manager che entra nel merito delle scelte, anche amministrative, delle Misericordie della diocesi è forse suggestiva, ma priva di fondamento».
L’attualità. «Ormai il pasticcio è stato fatto - sottolinea il leader della Cisl -. Raccogliamo l’invito del governatore Marchetti a trovare le soluzioni meno penalizzanti per i lavoratori. Al tavolo che vorrà convocare, noi saremo presenti con i nostri delegati della Funzione pubblica. In quella sede ci auguriamo che il governatore possa fornirci spiegazioni su quale sia il piano del magistrato per salvare il salvabile e scongiurare la chiusura definitiva di una arciconfraternita che ha servito la nostra città per secoli e secoli».
Nello stesso tempo «tutti – istituzioni, imprenditori, associazioni professionali, sindacati – prendano a cuore il problema di questa gente».
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