Montano-Cincinnato lascia l’orto e torna nella mischia politica
Lavoro, casa, cooperazione internazionale e disabili Una vita di battaglie dalla parte dei più deboli al Sud e a Pisa
PISA. Salvatore Montano, nato 68 anni fa ad Acerra in una famiglia di piccoli contadini, da quando è in pensione, è tornato a riscoprire «i sapori di quand’ero bambino» e coltiva un orto di 1,8 ettari: in mezzo c’è stato di tutto. Ma la politica non l’ha mai abbandonata, al punto che oggi è candidato a sindaco di Pisa con i Comunisti italiani. Una moglie e due figli, Montano ha nella sua biografia privata le stigmate delle lotte politiche: vive infatti nel villaggio “Cento fiori” occupato il primo aprile del 1979 da cui, dopo lunghe battaglie, furono ricavati un centinaio di appartamenti acquistati con soldi pubblici. Prima ancora di arrivare a Pisa, si era distinto per le lotte operaie in Campania e si era beccato due denunce per manifestazioni non autorizzate: correvano gli anni 1969-72 e il consigliere comunale di Acerra guidò le marce degli edili che avevano costruito la fabbrica dell’Alfa Sud. Montano rivendica: «Riuscimmo a far frequentare un corso di qualificazione ai muratori , che diventarono operai della fabbrica che avevano costruito. Così abbiamo affrancato il processo di assunzione dalle mani della criminalità organizzata e dei notabili politici». Il lavoro ufficiale era un altro: Montano aveva un posto di assistente sociale in provincia di Livorno. Poi ebbe un incarico nelle scuole statali per osservazioni pedagogiche dei bimbi disabili e partecipò alla sperimentazione (prima in Italia) che portò la scuola Zerboglio di Pisa a inserire gli handicappati in aula. Infine, collaborò con Franco Basaglia nella battaglia per la chiusura delle strutture segreganti. Fu in quel periodo che – con lo stipendio di 160mila lire e un affitto da pagare di 80mila – ricevette lo sfratto e si avvicinò ai movimenti di lotta per la casa. Una missione, tanto che (dopo una legislatura come consigliere comunale dal 1994) divenne assessore alla casa dal 1998 e per entrambi i mandati del sindaco Paolo Fontanelli.
I ricordi più divertenti, però, sono legati all’altra delega che Montavo ricopriva: la cooperazione internazionale. «Ero stato molte volte in Israele per un progetto a favore dei palestinesi che prevedeva la nostra progettualità e lavoratori locali – racconta – Un giorno all’aeroporto di Tel Aviv un giovane che aveva studiato a Pisa mi riconobbe dalla Torre che avevo sull’occhiello e mi fece passare. Mentre Fontanelli fu perquisito da cima a fondo e non fu contento del differente trattamento».
Altro progetto: «In Congo, grazie a Soriano Ceccanti costruimmo un ospedale per i feriti delle mine e un orto per approvvigionarlo». Se gli chiedono a cosa serva tutto ciò, replica: «Non è assistenzialismo, ma dare la canna da pesca ai poveri e insegnar loro a pescare. Crei rapporti commerciali anche a costo quasi zero, visto che i progetti sono nostri, ma i soldi dei fondi europei». Il sogno di una vita politica? «L’unità della sinistra». Ma dal 2008 si può dire infranto, quando saltò l’accordo con il Pd, «visto che i punti di programma per cui noi eravamo in maggioranza sono stati annullati». Tra una lettura di Kant («sono marxista, ma lì si capisce la morale») e un orto che «mi fa tanta frutta da non sapere come consumarla, ma troppo poca per venderla, e allora la regalo», Montano ha accettato di candidarsi, come chiesto dal suo partito.
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