Il presidio
Primo Maggio a Pisa con i manifesti a lutto per la crisi del lavoro
La Cassa integrazione interessa il 50% delle imprese edili Incertezza ai Cantieri, alla Misericordia e alla Dico
PISA. I manifesti listati a lutto della Cgil in occasione del Primo Maggio sono il simbolo di una festa, quella dei lavoratori, che quest'anno assume un significato diverso.
Non solo la giornata per celebrare le conquiste dei lavoratori e dei sindacati, ma soprattutto un'occasione di riflessione per rimettere al centro il tema del lavoro e far fronte a quella che tra precarietà, disoccupazione e cassintegrazione, è diventata un'emergenza insostenibile.
Tra speranze e attese i lavoratori pisani, così come quelli del resto del Paese, vivranno questa giornata in un clima di grande incertezza.
Tante le vertenze aperte nella nostra provincia e troppi i disoccupati, i precari, i cassaintegrati e i lavoratori che ogni giorno vedono sfumare certezze, sogni e speranze che il lavoro dovrebbe assicurare.
Questa giornata verrà vissuta ancora una volta nell'incertezza dai lavoratori dei Cantieri navali di Pisa, emblema della crisi nel nostro territorio. I circa sessanta operai da due anni sono in assemblea permanente e «strenuamente aggrappati agli ammortizzatori sociali», mentre la vicenda dell'azienda non riesce a trovare una soluzione positiva.
La stessa che ancora non è arrivata per i circa settanta dipendenti della Misericordia, in attesa del nuovo tavolo tra la Confraternita, che ieri si è riunita in assemblea per decidere i prossimi passaggi per far fronte alla crisi finanziaria in cui è sprofondata, e i sindacati che dovrebbe sbloccare il rinnovo dei contratti di solidarietà (in scadenza a giugno). In caso contrario per circa metà dei dipendenti si profila il licenziamento.
Situazione di stallo anche quella che stanno vivendo i lavoratori di “Dico”, la catena italiana di discount che, come denunciato dai Cobas, ha previsto entro la metà di giugno la chiusura del punto vendita pisano di via di Gagno senza certezze sul ricollocamento dei suoi quattro lavoratori.
Ma a soffrire di più, in un periodo su cui pesa fortemente la crisi economica ma anche l'assenza di risposte politiche, è il settore edile.
«Un settore molto frammentato, costituito all'85% da imprese che vanno da uno a cinque dipendenti e che spesso spariscono nel silenzio generale», ricorda Pablo Cartone, segretario della Fillea-Cgil di Pisa. Il 50% delle 950 imprese edili della nostra provincia è interessato da cassa integrazione. Dal 2008 ad oggi sono cessate circa 150 aziende, con una perdita di oltre 650 addetti su circa 4.150. Un'emergenza, quella del lavoro, che ha spinto il sindacato a togliere la parola festa dal manifesto del Primo Maggio e «listarlo a lutto per rispetto di chi in questa crisi inedita e durissima ha sofferto così tanto da scegliere di perdere anche la vita». «Una mancanza di lavoro inedita perché colpisce tutti i comparti economici, non risparmia nessun settore e non consente, perciò, rioccupazione di persone da un insediamento all'altro – spiega Gianfranco Francese, segretario generale della Cgil di Pisa –. Una mancanza di lavoro che ha tratti intergenerazionali, ma che colpisce soprattutto giovani, donne e immigrati sapendo che per questi ultimi la perdita del lavoro può portare alla perdita del permesso di soggiorno ed alla clandestinità: un dramma nel dramma. Una mancanza di lavoro che, come testimoniano i dati dei Centri per l'impiego, produce un continuo aumento della disoccupazione ed un parallelo utilizzo, per chi può, degli ammortizzatori sociali».
«Il presente ed il futuro del Paese non possono che ripartire dal lavoro: questo è quello che da anni chiediamo alla politica. Solo sul lavoro – conclude Francese –si può ricostruire moralmente ed economicamente questo paese, affinché l'Italia continui ad essere quella repubblica democratica fondata sul lavoro di cui parla l'articolo 1 della nostra Costituzione».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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