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Pisa

«Gli enti facciano lavorare le ditte locali»

«Gli enti facciano lavorare le ditte locali»

Il sindacato mette in guardia dai ribassi eccessivi offerti dalle imprese che poi interrompono le opere

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PISA. Attenzione alle imprese, spesso del sud, che vincono gli appalti con ribassi eccessivi. Qualcosa non torna e lo dice senza timore la Uil nell’affrontare la frenata dell’edilizia locale da quattro anni a questa parte.

«Le offerte al massimo ribasso sono lecite, per carità – spiegano il segretario Uil. Renzo Rossi e il responsabile degli edili, Gabriele Gerini –. Ma vincono quasi sempre aziende di fuori che il più delle volte lasciano i lavori a metà e i dipendenti a spasso. Su questo fenomeno ci sono segnali di preoccupazione da capire bene».

Il grido di dolore della Uil non sottolinea solo l’emergenza occupazionale. Il sindacato indica le soluzioni da mettere in cantiere nell’immediato.

Spiegano Rossi e Gerini: «Le pubbliche amministrazioni, negli appalti pubblici, per tutelare le aziende del territorio dovrebbero utilizzare di più lo strumento della licitazione privata previsto dalla legge sugli appalti. Questo consentirebbe per opere al di sotto dei 300.000 euro di invitare a trattativa privata principalmente le aziende del territorio. Gli istituti bancari devono dare credito alle famiglie e fiato alle imprese».

Per la Uil la politica locale dovrebbe fare la sua parte investendo le poche risorse che ha «riducendo l’abbellimento di piazze e musei e investendo sulla messa in sicurezza delle scuole, delle strade e del patrimonio immobiliare pubblico» affermano i sindacalisti. Si consiglia una maggiore tutela dell’ambiente e difesa del territorio con interventi mirati, come la manutenzione degli argini, «che tutti gli anni vedono le acque tracimare procurando danni al territorio e alle aziende ed oggi un’azienda che chiude non riapre più ed è un lusso che non possiamo permetterci» aggiungono Rossi e Gerini.

«La politica locale deve inoltre trovare strumenti per incentivare il miglioramento degli edifici esistenti molti dei quali hanno più di trent’anni, favorendo il risparmio energetico agevolando la bioedilizia – concludono –. L’edilizia del futuro sarà sempre meno cementificazione e sempre più recupero del patrimonio immobiliare esistente con criteri ecocompatibili. Sono risorse investite che poi rientrano sotto forma di imposte e Iva. Non c’è più tempo, servono risposte immediate».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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