Il Tirreno

Pisa

Il Salotto Pinkhouse Dove il giallo pisano è nato come sfida

di Giovanni Parlato
Il Salotto Pinkhouse Dove il giallo pisano è nato come sfida

Da dieci anni, Mariangela Casarosa organizza gli incontri «Ognuno dice la sua, non si sta zitti ed è lecito criticare»

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PISA. Lo scampanellio annuncia che si può cominciare. E il brusio si acquieta. È lei che decide quando è il momento. Lei è Mariangela Casarosa, ideatrice del "Salotto Pinkhouse" dove si incontrano scrittrici e scrittori che arrivano da diverse latitudini - Livorno, Viareggio, Lucca - mentre l'ombelico di questo mondo resta Pisa. Negli anni si sono incontrati decine di autori e da qui, una sera, è passato anche Antonio Tabucchi. Il salotto ha da poco compiuto dieci anni e Mariangela, che dispensa passione per poesia e narrativa abbinata ad un buon castagnaccio, invita i suoi ospiti una volta al mese nella sua accogliente dimora.

«Una mia compagna inglese quando mi vedeva esclamava: la mia cara amica Pinkhouse! Traducendo il mio cognome», racconta divertita Mariangela Casarosa. E così, quel saluto, oggi è diventato un marchio di fabbrica. Ma al di là della curiosità, il "Salotto Pinkhouse" è stato ed è tuttora (segno della modernità) un convivio letterario in cui gli autori hanno avuto la possibilità di conoscersi e dirsi - da buoni toscani - quel che ognuno pensa: se la poesia piace o non piace o se il racconto potrebbe essere scritto in modo diverso. Il salotto, nel tempo, è diventato un'officina letteraria in cui il confronto è ricco di suggerimenti, ma anche di punzecchiature.

«Durante una presentazione pubblica - spiega Mariangela Casarosa - è raro che una persona intervenga per criticare. C'è una sorta di barriera che non si riesce ad abbattere, mentre la forza del Pinkhouse sta nella critica per cui uno scrittore o scrittrice si sente libero di prendere la parola e spiegare le sue ragioni. L'autore al centro della discussione, a sua volta, dice la sua e da qui nasce il dibattito». E tutto fila liscio? «A volte - è la sincera risposta - ci sono dei litigi».

Anche se non c'è un copione ben preciso, l'incontro ha una sua struttura. «Quando ci siamo tutti, agito il campanello che tengo sul tavolo e si comincia. In mezzo al salotto, insieme a me, ci sono l’autore e il presentatore. In questi dieci anni, il professore Pierantonio Pardi mi ha dato un forte sostegno. Pardi è un ottimo critico e il dibattito che segue è sempre ricco e avvincente. Qui si chiude la prima parte con la conseguente pausa dedicata al palato. Preparo il castagnaccio e le scrittrici portano i dolci».

Quando è arrivato il momento, la regista del salotto scampanella per la seconda volta aprendo la successiva parte della serata «in cui si può discutere di vari temi: si parla di case editrici, di libri in generale, di poesia. Viene dato spazio agli autori».

Il "Salotto Pinkhouse" è stato anche il luogo dove è nata l'idea del "Giallo Pisano". «Al termine di uno di questi incontri - continua Mariangela Casarosa - un po' per le scale e un po' sotto casa, gli scrittori hanno discusso di racconti gialli ed è stata lanciata l'idea che ognuno scrivesse un racconto per poi confrontarsi».

Quest'idea, nel tempo, si è poi concretizzata con il "Giallo Pisano" pubblicato da Felici. E visto il successo, l'iniziativa è giunta fino a "Giallo Pisano3". A giugno ci sarà "Giallo Pisano4" con racconti ispirati alla Luminara, mentre la stessa Mariangela Casarosa ha appena terminato di scrivere il saggio "Vincere la solitudine". «La mia è una guida - spiega l'autrice - su come affrontare e vincere la solitudine. Sono rimasta vedova presto e non ho figli. Sono rimasta quella che ero da bambina, quando nell'aia invitavo le altre bambine a casa mia, ma solo quelle che mi facevano simpatia. Mi sono sempre circondata di amici, organizzo anche un salotto di bridge. Ho sempre avuto la propensione ad aggregare le persone, ad organizzare salotti e giochi».

E, domandiamo, considerata questa sua capacità organizzativa, ha mai pensato ad un premio letterario Pinkhouse?. Mariangela sorride: «Eccome se ci ho pensato!» esclama e aggiunge: «ma ho paura di infilarmi in un'iniziativa più grande di me. Se decido di farlo, con la mia volontà sono convinta di riuscirci, ma dovrei essere affiancata da un team di esperti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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