Un truffatore si aggira fra Calci e Pontasserchio
È un italiano che entra in bar e circoli affollati chiedendo un acconto al gestore Dice che deve consegnare un prodotto ordinato dal socio o da un familiare
SAN GIULIANO. È andato a segno almeno quattro volte in pubblici esercizi del Lungomonte pisano. Mezza età, brizzolato nei capelli, stazza fisica medio bassa, parlantina sciolta, sorriso accattivante: nella descrizione dell’individuo di pochi scrupoli i titolari ed i gestori truffati sono pressoché unanimi. Diversa, ma non poi troppa, la dinamica del raggiro.
In pratica, lo sconosciuto, quasi sicuramente di nazionalità italiana, si presenta al banco del bar o del circolo ricreativo, nella circostanza affollato, chiedendo un acconto (ma lo farà dopo …) su un prodotto ordinato dal socio in affari o addirittura dal familiare dell’esercizio pubblico. Tutto ciò non è vero, ma a sentire lui c’è accordo su un prodotto. L’affare è già definito. Si tratta solo dell’ultimo dettaglio dell’operazione da perfezionare al momento.
Funziona così, parola più parola meno: “Scusi, X non c’è?” (e pronuncia il nome che conosce, ndr). «No? No! Non importa, tutto a posto. Mi consenta un colpo di telefono dall’apparecchio lì accanto a lei. Ho il numero. Le spiace porgermi la cornetta?». Messa in questa termini, la cosa non da adito a sospetti di sorta, ma ora viene il bello … «Sì, sono proprio qui. Lascio il pacco» che risulterà fasullo perché pieno di cianfrusaglie, ma a volte neppure quelle. Naturalmente all’alto capo del telefono non c’è nessuno. Una messa in scena ben orchestrata. La conversazione, inventata, si interrompe, mentre gli avventori ordinano il caffè o una bibita oppure pagano la consumazione.
Il sedicente fornitore punta ora al sodo: «Tutto a posto … allora mi deve lasciare 100-150 euro come pattuito. Il resto, secondo gli accordi presi. Tornerò di persona». Sarà perché l’intraprendente rappresentante ci sa fare, sarà perché c’è una certa confusione nell’ambiente, fatto sta che i soldi passano dalle mani del titolare o del gestore a quelle dello sconosciuto. Il grazie di rito, l’immancabile sorriso, la stretta di mano cordiale e la raccomandazione finale di salutare il familiare o il socio con il quale ci sarebbe l’intesa. Con qualcuno dei presenti ci scappa una battuta o una parola di circostanza. Il pacchetto (quando c’è) viene aperto e solo allora la truffa è scoperta e non resta che presentare denuncia ai carabinieri. E’ successo a Mezzana, Calci alla Casa del popolo, Orzignano, Migliarino e, ultimo in ordine di tempo, Pontasserchio. Nella trappola sono caduti in luoghi diversi Elena Bertolini e Sandra Ceccarelli. Potrebbe accadere ancora. Qualcuno ha riferito che il falso rappresentante è sparito su un auto che lo attendeva con un complice alla guida.
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