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Pisa

Quei fogli che raccontano un rapporto in frantumi

Quei fogli che raccontano un rapporto in frantumi

Una lettera disperata di Roberta al marito sul matrimonio finito e un biglietto di Sara che le fa gli auguri: sono tra gli oggetti sequestrati nella casa di Logli

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PISA. "Tanti auguri, Roberta, per il tuo anniversario di matrimonio". Lo scriveva Sara Calzolaio alla sua rivale, l'imprenditrice di Gello di San Giuliano Terme svanita nel nulla la stessa notte in cui naufragò la Concordia, quattordici mesi fa. Il biglietto è stato sequestrato a casa Logli, insieme a diversi altri oggetti, nel corso delle due ultime perquisizioni avvenute esattamente un mese fa. Lo scritto, insieme a diversi altri reperti, entra così a far parte dell'inchiesta aperta su questo mistero, per il quale è indagato, con l'ipotesi di omicidio volontario, il marito di Roberta Ragusa, Antonio Logli, che la tradiva appunto con l'insospettabile baby-sitter e segretaria dell'autoscuola di famiglia, Sara Calzolaio. Oggi quelle parole possono suonare come una beffa. Nelle ultime due perquisizioni gli inquirenti hanno portato via anche diversi tamponi di tracce biologiche, un cuscino da divano, una vestaglia double-face della signora Ragusa, insieme a due suoi pigiami, di colore rosa, dello stesso tipo di quello con cui, secondo i familiari, potrebbe essere scomparsa. E ancora una lettera accorata di lei al marito, righe addolorate in cui si tracciava un bilancio disperato della loro storia d'amore ormai finita, disegni e letterine della piccola Alessia, che oggi ha 11 anni, e che in quel testo, col suo candore bambino, scriveva alla madre adorata: “Accetto la tua punizione, mamma". Infine un piumino da letto ed un giubbotto nero di Antonio Logli, forse quello che portava spesso l'anno scorso e con cui lo avrebbe visto il superteste che, in un'intervista (vedi nelle pagine regionali) ripercorre alcune delle terribili ore in cui è racchiuso il giallo. Ore in cui Antonio dice di essere andato a letto, mentre invece l'uomo, un vicino di casa, dice di averlo visto nei pressi di via Dini, prima solo, poi in compagnia di una donna che urla terrorizzata. L'uomo, un giovane che vive con la famiglia nella zona, parla di mesi trascorsi a riflettere su quel che aveva visto e sul contributo che avrebbe potuto fornire alle indagini, aggiunge come alla fine siano stati i carabinieri stessi a levarlo d'impaccio andando a casa sua e chiedendogli se era vero che avesse visto qualcosa la notte fra il 13 e il 14 gennaio dell'anno scorso. «Mi ero confidato con un amico subito perché non ne potevo più - racconta il superteste, nell’intervista al Tirreno - e poi lui lo ha detto a qualcuno». E' infatti un familiare del confidente, chiamato come altre centinaia di persone a testimoniare, a raccontare tutto ai carabinieri e a chiamare in causa il giovane. «Per me - dice sollevato il teste, un padre di famiglia dall'aria mite, che non nasconde il suo turbamento per questa storia - è stata una liberazione».

Infine, di Roberta sarebbero state trovate, nel corso delle ultime ricerche, delle tracce consistenti, tracce che ricondurrebbero, secondo indiscrezioni, inequivocabilmente a lei. Non si tratterebbe né di resti umani, né di abiti, ma di documenti che con chiarezza riporterebbero alla donna scomparsa e che sarebbero stati rilevati in un luogo non lontano da casa Logli, sempre nell'area del parco, luogo oggi messo sotto sequestro. Su questa notizia, trapelata nei giorni scorsi, gli inquirenti continuano a mantenere il più stretto riserbo. Si tratterebbe dunque di oggetti che con certezza potrebbero portare all'imprenditrice titolare dell'autoscuola "Futura" di Gello, si parla di segnali inequivocabili. Il legale della famiglia Logli, l'avvocato Cavani, ha detto di essere all'oscuro di possibili ritrovamenti, dei quali comunque avrebbe dovuto essere avvisato, soprattutto in caso di resti o vestiti da sottoporre al riconoscimento dei familiari. Ma il ricorso al difensore dell'unico indagato potrebbe venire solo una volta esperiti tutti i rilievi necessari da parte degli inquirenti. E comunque soltanto in caso di necessità di esami cosiddetti irripetibili sarebbe necessario l'avviso alle parti sotto inchiesta.

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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