«Mi offrirono alcolici e poi mi violentarono dentro l’agriturismo»
Giovane accusa in aula i due gestori: «Gli abusi sono avvenuti in una stanza semibuia». La difesa: troppi “non ricordo”
PISA. «Mi offrirono alcolici. Poi mi dissero di seguirli in cantina per darmi una bottiglia di vino che avrei potuto bere con il mio amico in camera. Salii al piano di superiore e in una stanza semibuia c’era un divano dove quei due abusarono di me».
Nel giorno della festa della donna davanti al collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Degl’Innocenti e D’Auria) è stato ascoltato il racconto di una giovane della provincia di Mantova che sostiene di essere stata violentata dai gestori di un agriturismo di Peccioli.
I due imputati, Francesco Del Carratore, 64 anni e Marco Dini, di 58, originari di Cascina, difesi dagli avvocati Leandro Comaschio eTania Del Colletto, sono stati rinviati a giudizio per violenza sessuale di gruppo. A sostenere la pubblica accusa c’era il pm Antonio Di Bugno.
La vicenda risale all’11 aprile 2004. La donna, oggi 33enne, con un amico decide di passare Pasqua e Pasquetta in Toscana. Scelgono all’ultimo momento l’agriturismo “Buon riposo” di Peccioli. dove arrivano nel pomeriggio. La parte civile, assistita dall’avvocato Alessandro Ferrari di Mantova, ha un passato difficile tra alcolismo e anoressia. Più volte ricoverata in centri di cura, ha riferito in aula di essere stata violentata due volte. La prima, intorno ai 15 anni, dallo zio. La seconda in un parco a Milano da un giovane immigrato. Nel 2004 aveva 24 anni e i suoi disturbi alimentari e psichici erano tutt’altro che sotto controllo.
«Prendevo psicofarmaci e non potevo bere – ha dichiarato alla corte –. Quando con il mio amico siamo entrati nell’agriturismo i due gestori sono stati gentili e accoglienti. Mi hanno offerto da bere e nonostante l’ora ci hanno chiesto se volevamo mangiare. Il mio accompagnatore, sapendo quali effetti negativi avrebbe avuto l’alcol su di me, mi disse di non bere».
Il racconto della donna è proseguito con la descrizione del fatto da cui poi è scaturito il processo. «Il mio amico andò a prendere i bagagli in auto – ha affermato la parte civile –. Ci saremmo dovuti vedere in camera. Nel frattempo i due gestori mi proposero di andare in cantina. Avevo bevuto e non ero più in me. Entrai in una stanza poco illuminata. Sembrava un sottotetto. C’era un divano. Fui presa, spogliata e graffiata. Tutti e due abusarono di me, ma non ricordo con precisione chi iniziò. Di sicuro erano d’accordo. Non avevo la forza per dire di no. Quando il mio amico venne a cercarmi mi trovò con queste due persone addosso. “Cosa le avete fatto?” gridò. A forza riuscì a trascinarmi fuori dalla stanza. Ero seminuda. Riportò i bagagli in auto e tornammo a casa».
Sul banco dei testimoni si sono seduti anche il comandante della stazione dei carabinieri di Peccioli, maresciallo Domenico Casciello, per territorio e l’ex comandante dell’Arma della città dove vive la donna che fu chiamato la mattina del 12 aprile dai familiari della giovane. «Aveva delle ecchimosi al collo e a una spalla – ha ricordato il sottufficiale in pensione mantovano –. Non volle sporgere denuncia. Era sconvolta. Il padre mi riferì i nomi di battesimo che gli aveva detto la figlia e io segnalai il caso ai colleghi toscani». Fu l’inizio dell’inchiesta poi sfociata nel processo. Le difese hanno rimarcato i molti non ricordo della parte civile che ha ribadito più volte di voler dimenticare una vicenda che ha aggravato il suo già precario stato di salute psicofisica. Prossima udienza a giugno con la testimonianza dell’amico della giovane e l’esame dei due imputati.
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