Il Tirreno

Pisa

Ladri sacrileghi, chiese aperte dopo i tre arresti

di Pietro Barghigiani

L’arcivescovo: «Scongiurato il pericolo di doverle chiudere» Indagini estese ai colpi tra San Frediano, Marina e in centro

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PISA. «Temevo di essere costretto a chiudere le chiese, ma il lavoro delle forze dell'ordine ha scongiurato questo pericolo».

L’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto accoglie con sollievo la notizia dei tre arresti in flagranza per i furti sacrileghi in una chiesa di Vittoria Apuana che ricade nella diocesi pisana.

Possibili collegamenti. Gli investigatori stanno ora lavorando per stabilire un eventuale collegamento tra i tre finiti in cella e i raid negli edifici religiosi, da San Frediano a Settimo a Marina di Pisa e in San Martino in centro, avvenuti in sequenza dalla metà di febbraio. Sei colpi che avevano spinto l’arcivescovo a sospettare un’origine satanistica per le incursioni concluse con la sparizione anche di ostie e una reliquia. La risposta della curia erano state le messe riparatrici contro l’oltraggio all’Eucarestia.

«Speriamo siano finite». «La comunità cristiana era rimasta ferita da questi episodi, si tratta di azioni di profanazione molto gravi, speriamo che siano finite» ha auspicato il monsignore ieri alla conferenza stampa dei carabinieri.

I furti. Ostie e reliquie. Ma anche tabernacoli e lampade. Sono ladri sospesi tra il furto d'arte e il sacrilegio per la violazione di un luogo sacro quelli che dalla metà di febbraio hanno visitato almeno sei chiese della diocesi pisana. Altri passaggi negli edifici di culto sono avvenuti nella zona delle Apuane in una casualità di eventi che fa pensare. L'equinozio di primavera del 21 marzo è una delle date del calendario satanico ritenute propizie per la celebrazione di riti e messe nere.

Ostie rubate. Nelle chiese pisane oltre all'oro e all'argento degli oggetti rubati, tra pissidi e lampade dell'Ottocento, l'autore o gli autori non si sono interessati al "bancomat" clericale, quello delle elemosine. Magari hanno pensato che le cassettine con le offerte non se la passino bene vista la crisi imperante. Meglio concentrarsi su pezzi di più facile realizzo. Con un'appendice, però, che inquieta: il furto delle ostie e, nella centralissima chiesa di San Martino, anche di una reliquia, un frammento osseo del Beato Giuseppe Toniolo. Un furto di una inutilità totale per chi avesse intenzione di proporlo negli ambienti della ricettazione.

Il “tariffario”. Ma un mercato, comunque, esiste per gli oggetti trafugati in pieno giorno. Per le ostie si può andare da un minimo di 50 a un massimo di 500 euro a "carico". Un teschio può arrivare anche a 600 euro, mentre per le pissidi (contenitori delle ostie) il prezzo dipende dall'età anagrafica dell'oggetto.

«L'importo che sono disposti a pagare è slegato dal valore effettivo del bene – chiarisce Patrizia Santovecchi, fiorentina, psicologa, esperta dell'occulto e studiosa del fenomeno delle sette –. Più è vecchio e, quindi, sono state celebrate più messe, maggiore è l'energia accumulata. E per i satanisti acquisisce un valore più alto con quell'energia da spendere nel campo dell'occulto". Una pisside "usata" può valere anche mille euro.

Comunità colpita. I furti hanno provocato sgomento nella curia. Non solo per la sicurezza violata. Un'inquietudine che ha spinto l'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto a pronunciare una riflessione pubblica. «C'è veramente da domandarci che cosa stia succedendo – ha scritto in un appello rivolto a fedeli e parrocchie –. È in atto la manifestazione di una mancanza di conoscenza di che cosa sia in gioco in furti di questo genere o non piuttosto una deliberata voglia satanica di colpire vigliaccamente il mistero cristiano? Quello che è certo è che la comunità cristiana non può rimanere impassibile».

Altro servizio a pagina 12

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