Il Tirreno

Pisa

Maltratta la moglie sulla sedia a rotelle Condannato a 3 anni

di Pietro Barghigiani

La donna, paraplegica, aveva tentato due volte il suicidio Dopo la denuncia trovò rifugio in una località protetta

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PISA. Anni di inferno in famiglia con botte e vessazioni sulla moglie paraplegica, costretta su una sedia a rotelle, che in un paio di occasioni aveva persino tentato il suicidio.

È una storia attraversata da un profondo disagio sociale degenerato in violenza quella fotografata con la sentenza di condanna a 3 anni per maltrattamenti in famiglia pronunciata ieri mattina a carico di un artigiano di 59 anni, residente in provincia, difeso dall’avvocato Daniela Parrini.

Il secondo collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Degl’Innocenti e Fabbricatore) ha assolto l’imputato dai reati di estorsione e violenza sessuale disponendo, però, per il 59enne l’interdizione dai pubblici uffici per un periodo di 5 anni. La corte ha, inoltre, stabilito una risarcimento danni a favore della moglie, assistita dall’avvocato Massima Baldocchi, da stabilire in sede civile fissando una provvisionale di 10mila euro. L’inchiesta è stata condotta fin dall’inizio dal sostituto procuratore Flavia Alemi che in aula è stata sostituita dal pm, Antonio Giaconi che nella sua requisitoria aveva chiesto una condanna a 9 anni.

È caduta l’accusa di estorsione per i prelievi di denaro dell’imputato dal conto della moglie su cui veniva accreditata la pensione. E anche l’imputazione di violenza sessuale non ha trovato sufficienti riscontri per entrare in un verdetto di colpevolezza.

Quello che, invece, è stato ritenuto plausibile e provato sono i maltrattamenti in casa. Stando alla Procura sarebbero stati ripetuti gli atti di violenza domestica ai danni della moglie, una disabile sempre più disperata al punto di tentare di togliersi la vita.

Per almeno una decina di anni la donna avrebbe sopportato le angherie del marito che in diverse occasioni, al culmine delle sue sfuriate, era stato anche ricoverato in psichiatria con un trattamento sanitario obbligatorio firmato dal sindaco. La situazione familiare, sempre più precaria, veniva seguita anche dai servizi sociali. Dall'estate del 2010, quando scattò la denuncia, la moglie fu allontanata dall’abitazione e sistemata in una località protetta. In aula la figlia, uscita di casa da tempo, ha testimoniato contro il padre citando le numerose aggressioni subìte dalla mamma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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