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il caso

Mense Dsu, il bando unico penalizza i fornitori pisani

di Gianluca Campanella

PISA. Il bando per approvvigionare di alimenti le mense universitarie di Pisa, Firenze e Siena è appena stato prorogato di un anno e ha creato più di un malumore tra gli imprenditori pisani, perché...

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PISA. Il bando per approvvigionare di alimenti le mense universitarie di Pisa, Firenze e Siena è appena stato prorogato di un anno e ha creato più di un malumore tra gli imprenditori pisani, perché nessuno di loro al momento risulta tra i fornitori vincitori. Infatti l’Ardsu, Azienda regionale per il diritto allo studio che gestisce i servizi di ristorazione, ha unificato le vecchie tre aziende locali nate al fianco degli atenei toscani e due anni fa ha lanciato una gara unica per il servizio: i produttori alimentari del nostro territorio non sono riusciti a presentare offerte convenienti o non hanno proprio partecipato, perché trovavano antieconomico trasportare cibo fino alla città del Giglio o a quella del Palio.

Adesso Enrico Carpitelli, nuovo dirigente delle mense, da un lato assicura: «Vediamo cosa possiamo fare nel 2014 per riuscire ad accorciare un po’ la filiera, principio che cerco di affermare da circa vent’anni». Dall’altro ricorda che le normative sono stringenti: «Non si può procedere alla fornitura di un servizio riservando a un territorio la facoltà esclusiva di aggiudicarsela». Insomma, «gli atti pubblici vanno scritti tenendo conto di due peculiarità entrambe importanti»: una serie di leggi che vanno dal livello regionale sino quello comunitario e il buon senso di non permettere che «un kiwi biologico, per quanto buono, provenga dalla Nuova Zelanda; le emissioni inquinanti dovute al trasporto dove le mettiamo?».

Esempio nemmeno troppo campato per aria: fino a poco tempo fa, alle mense arrivava lo yogurt dalla Germania. Poi il fornitore è stato cambiato perché i vasetti, pur a norma e con il marchio Ue, risultavano immangiabili. Ora i lotti di approvvigionamento di alimenti sono una decina e i fornitori ufficiali sei, tutti toscani: Comoda Service Srl di Massa E Cozzile (Pistoia) è il più grande e ne ha vinti due. Ma a complicare ulteriormente la questione c’è il cosiddetto “modello Consip”, cioè il quasi obbligo dettato dalla “spending review” di rivolgersi alla centrare acquisti romana: essa, nelle intenzioni del governo, dovrebbe stabilire in tutta Italia da chi un’amministrazione deve comprare e a che prezzo di riferimento.

«Il nostro bando è già una forma di resistenza – commenta Carpitelli – perché abbiamo provato a mettere dei paletti: sappiamo che con il nostro atto pubblico andiamo a toccare gli studenti, che sono la prima nostra preoccupazione, e la produzione toscana»; in qualche modo si è cercato di tenerne conto. Ma per quanto detto, «è impensabile licenziare tre bandi, uno per ogni città universitaria»; pertanto anche alle aziende tocca una parte in questa specie di battaglia per affermarsi all’interno del libero commercio e prevalere sulla concorrenza: se ne esce solo «ragionando in termini regionali e facendo sistema».

Il compito che invece il dirigente dell’Ardsu si sente di portare a termine è studiare «come portare la filiera corta in un bando pubblico: ho intenzione di proporre correzioni il prossimo anno e sono aperto a tutti i suggerimenti e i contributi». Carpitelli cita come modello la Catalogna, regione spagnola con ampi margini di autonomia: sempre nel rispetto delle direttive europee, riesce a promuovere il proprio territorio puntando su caratteristiche uniche. Gli imprenditori sono avvisati: unitevi, organizzatevi e andrete avanti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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