Il Tirreno

Pisa

Inaugura la serie del Giallo Pisano

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Il suono delle nocche della dita di una mano sconosciuta superò il rumore del motore dell'Apino, fermo al rosso del semaforo. Alberto Berti, detto anche Bertuccia, si voltò verso le nocche, vide la...

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Il suono delle nocche della dita di una mano sconosciuta superò il rumore del motore dell'Apino, fermo al rosso del semaforo.

Alberto Berti, detto anche Bertuccia, si voltò verso le nocche, vide la mano, la manica nera che stava dietro alla mano, la divisa dello stesso colore, il cappello con tesa e fiamma dorata, e riconobbe il maresciallo. Quello nuovo, a Calci da due mesi.

Al verde, con mossa repentina, girò il manubrio verso il marciapiede, e parcheggiò, addossato al palo del semaforo.

Scese, alto circa un metro e sessanta, un metro e settanta se riusciva a star dritto, e la sua faccia, che pareva una mezzaluna con un naso in mezzo, il suo, lungo quanto la metà della medesima, si ridisegnò in forma di punto interrogativo, rivolta verso il maresciallo dei carabinieri. Pareva cercasse con la mano destra il portafoglio con la patente, nella tasca posteriore dei pantaloni. In realtà si stava solo grattando le chiappe, forse intorpidite dalle vibrazioni del poco confortevole mezzo di locomozione. Continuando nell'opera, domandò:

«Cosa vòle?».

«O Alberto, senti un po'… te, sì, proprio te, ne sai niente dell'incidente capitato allo Sbrana Beniamino, detto Begna?».

«Chie? Begna… Begna… Càaombrelli?».

«Proprio lui!».

«No! O che n'è successo?».

«E' in rianimazione, a Cisanello».

«All'ospidale?! Maremma ciùa! …o perché?».

«Il dottore ha detto che si tratta di shock anafilattico…».

«Sciòcche anofilattico? O cos'è? ...una malattia sessuale? - poi, più piano, aggiunse - ...certo, con l'abitudini ch'aveva… sennò, che lo chiamavano a fa', Càaombrelli?».

«Berti, faccio finta di non aver sentito… lo sai cos'è uno shock anafilattico?».

«No, sennò un ne l'avrei dimandato!».

«Mmm… bene bene... è... - ci pensò un attimo e s'accorse che neanche lui sapeva dirlo con precisione. Poi, quasi preso da una ispirazione provvidenziale, recitò: - è una reazione allergica violenta... in questo caso da punture d'insetto.."

"O chi l'ha pinzato?"

"Pinzato?"

"Sì, pinzato... ti pinza un ràgnolo, ti pinza una vespa... le lambrette, no, quelle un pinzano… ti pinza una vipera...».

«Ti punge!».

«No, me un m'ha mai punto nissuno. I pruni, mi bùano... e le vespe, mi pinzano. Oh, l'italiano un è mìa un'opinione! Maresciallo, ma l'italiano, ne l'hanno 'nsegnato sì o no, a scuola?».

«Senti, Bertuccia - e si morse subito il labbro, che quel soprannome non doveva, e non voleva dirlo - seguimi un momento in caserma e lì, se ne parla meglio!».

Bertuccia caracollò dietro al Maresciallo, e entrato nell'ufficio del medesimo, si sedette sull'unica sedia disponibile, esclusa la poltrona del graduato, estrasse un quarto di toscano e l'accese.

«Bertuccia, t'ho chiesto di fumare?».

«Ah, ne vòle uno anco lei? Mi dispiace, ma questo è l'urtimo!» e tirò fuori una boccata di fumo, aggiungendo: «se vòle, pòr fa' un tiro!» e glielo porse, dal lato sbavato.

«Eh no, con questo qui, non c'è proprio da farci nulla... » sospirò fra sé e sé. Ma, nell'interesse dell'indagine, finalizzata più a escludere l'ipotesi di responsabilità altrui che a trovare un colpevole, e a mettersi l'animo in pace, andò avanti:

«No, grazie. Veniamo al dunque: eri da quelle parti, stamattina alle nove?».

«Da quarche parte ero di sìuro. Ma se un mi dice dove, come faccio a dinni di sì?» per una strana e a lui imperscrutabile ragione, Alberto, o Berto Berti, o Bertuccia, aveva deciso di far soffrire il maresciallo.

«In via dell'Olmo... ».

«Ah,... fra i vallini, voleva dì?».

«Penso di sì…non conosco il toponimo... ».

«Neanch'io. O chi è? Un piovuto?».

«Piovuto?».

«Sì, uno di fòri, che ha preso casa da quelle parti!».

«Lasciamo perdere, vai! Eri lì... o eri da un'altra parte?».

Se glielo domandava, voleva dire che lo sapeva già.

«Ero ne' campi di sopra, dove ci sono i cavalli. Ci nasce certi po' po' di prataioli, con tutto quer sugo… Se li vòle, quando ci torno, gliene porto un chiletto... gratisse! Stamattina, l'ho portati a quattro o cinque persone, compresa la moglie der brigadiere...»

«No, grazie! Allora eri lì?».

«Ne’ paraggi. Ma lì, un mi sono accorto di niente. Un mi dirrà mia che l'hanno pinzato lì, Càaombrelli?! Ora che ci penso, ner muro di Pagnotta, c'è un bugno con certi po' po' di tafàni..!».

«Tafàni?».

«Sì, quelli cor culo a strisce nere e gialle. Come le vespe, ma grossi più der doppio!».

«Calabroni, vuoi dire?».

«Senta, maresciallo, li pòr chiamà come ni pare. Qui, èn tafàni!».

«D'accordo! Penso che sian quelli e che il posto sia lì!» sospirò l'uomo in divisa. E poi, fra lo stanco e l'annoiato, proseguì: «Allora, veniamo al dunque. Secondo te, è possibile che qualcuno possa aver provocato l'alveare perché lo sciame si scatenasse contro il disgraziato?». E s'aspettava da Bertuccia, uno che conosceva ogni angolo di quel fottuto paese, che sapeva trovare i funghi anche fuori dal tempo dei funghi, le anguille fuori dall'acqua, le more d'ottobre, le sorbe di novembre le olive di marzo,e che le rivendeva a massaie e cultori della buona tavola, sapesse dirgli qualcosa di più preciso, nel senso che lui s'aspettava. La risposta fu l'esatto contrario:

«Certo che è possibile!».

Il maresciallo ci restò male, e Berto se n'accorse.

«E come è possibile?».

«Presempio, con una fucilata ner bugno, mentre 'r soggetto ci passa vicino!».

Tirò un sospiro di sollievo, il maresciallo. Di colpi di fucile, o d'arma da fuoco non se n'era sentiti in tutta la mattina. «E poi, - e lo disse a voce alta, ma pareva che lo dicesse per rassicurarsi - se uno ha un fucile e vuole ammazzar qualcuno, perde tempo a sparare a qualcos'altro invece che alla vittima? Mi sembra un'idea scema!».

«Ah, sì?!?» commentò Bertuccia, apparentemente inespressivo.

«Perché? non ti pare?».

Squillò il telefono. Il maresciallo ascoltò per due o tre minuti, poi esclamò: «Ah, bene.. cioè male. Comunque, meglio così!». E abbassò la cornetta.

«Era il brigadiere. Lo Sbrana è morto. Fra l'altro, ha confermato che sono state proprio le punture dei tafàni, come li chiami te, nel posto che hai detto prima, la ragione del ricovero, ma non la … ».

«Però!» osservò Berto, interrompendolo.

«Però? Sei contento perché è morto, "pinzato" dai tafàni?».

«No… dicevo “però" perché ora è un ber guaio, maresciallo! Come farà a scoprì l'assassino?».

«L'assassino? Ma che dici? Come fai a sostenere che l'hanno assassinato?».

«Io un sostengo nulla. Lo dìo, perché, seondo me, ci stà che quarcuno n'abbi vorsuto fa' uno spregio. Un è che, propio perché ni fa comodo, uno deve pensà sortanto a una disgrazia. Armeno, se io fussi lei, quarche pensierino ce lo farei».

Il Maresciallo lo guardò indispettito, pensando: «Ma te guarda quest'idiota! Io lo chiamo per togliermi dai dubbi, e lui, maledetto, si diverti a farmeli aumentare!». Poi, si risolse con una domanda, diretta.

«E secondo te, Berti, come avrebbe agito il…» - si soffermò. Poi, deciso, concluse: «come avrebbe agito l'assassino?».

«Ne lo ridìo! Se la fa troppo facile, maresciallo! Séondo me, quarcuno lo voleva ammazzà… lo sa o no, che sette pinzi d'un tafàno, èn la morte d'un cristiano? Se lo dice 'r proverbio, vòr di che è vero!».

«Intanto non è morto per lo shock anafilattico. Stavo per dirtelo quando hai detto "Però!". M'ha detto per telefono il brigadiere che è sopraggiunto un infarto, mentre era in rianimazione. N'aveva già avuto uno, un mese fa. Poi, quella del proverbio, è una panzana… frutto solo di credenze di gente ignorante! Inoltre, lo sottolineo perché tanto lo sai già, non aveva debiti, non aveva crediti, non aveva soldi, e neanche una moglie o un'amante, date le sue.. ehm ..inclinazioni. Quindi, moventi zero».

«Su 'r resto un discuto. Ma come fa a di' che un è possibile che sii stato ammazzato?... ma lo sa o no, che uno, con una strombola, pòle centrà un bugno da cinquanta metri?».

«Strombola? Cos'è una strombola?».

«Una filondra…».

«Una fionda?!?».

«Sì, quella lì. C'è gente che con la strombola, ci ammazza gli storni, su' ciliegi, o sopra l'ulivi…, maresciallooo!» ammonì, pertinace, il Berti. Tanto sapeva che, a quel punto, non l'avrebbe creduto. E infatti:

«Già... - commentò il maresciallo - intanto, non c'è movente. Poi, magari, si cercano i sassi per terra, - e lo disse con malcelato sarcasmo - si fa venire la scientifica, si fa la prova balistica dei sassi, si risale all'arma, la fionda, che ha sparato il sasso, da lì all'armaiolo che l'ha venduta, e dal numero di serie, a chi l'ha acquistata. E s'è trovato il colpevole, no? …va bene, così, vai, Alberto.. Siamo a posto, e grazie per la consulenza! Anzi, no. Secondo te, io, da dove dovrei cominciare?».

«Ah! Un lo so davvero! Io n'ho ditto cosa si pòr fa' cor una strombola, perché me ne 'ntendo. Ma visto che e' tafàni un ammazzano più come una vòrta, e che io le 'ndagine un le so fa', comincio a crede' ch'abbi ragione lei!».

«Grazie per la stima, Berti! Ti terrò presente in caso di bisogno, alla prossima occasione, se quarcuno sarà ammazzato con la fionda!». E sorridendo, l'accompagnò alla porta della caserma, seguendolo con lo sguardo mentre, attraversato il cortile e il cancello, s'incamminava verso il bar.

Alberto Berti, detto Bertuccia, appena girato l'angolo trasse dal gobbo del giaccone una bellissima forcella di frassino, robusta, e con l'impugnatura ingrossata da un manicotto di sughero. Alle estremità superiori, trattenute da uno spago a doppio scorsoio, due corregge lunghe una ventina di centimetri, ricavate dal taglio di una camera d'aria di ruota di'autocarro, messe a doppio che si riunivano all'altra estremità, e sempre a mezzo di spaghi a doppio scorsoio, a un culaccio di cuoio atto a contenere un sasso di almeno quattro centimetri di diametro. Un sorriso di compiacimento gli disegnò il viso per un attimo: "Hai detto bào! ..cor un corpo solo nella chiorba, di cima ar ponte di ferro, ci ho ammazzato un papero di Gonfiore, che notava ner bòzzo!». Poi l'espressione si trasformò verso il cupo. Pensava, il Berti:

«A me, quello che mi fa doventà una bestia, ènno e' proverbi che un dìano 'r vero, maremma ciùa. Perchè doveva morì, sì, ma mìa d'infarto!». Poi, quasi rispondendo a un'entità che gliel'avesse domandato, proruppe, a voce alta: «Perché, a me, finocchio, un me lo dice nessuno. Figuramosi se me lo faccio dì' da uno come Càaombrelli!».

Ma non lo sentì nessuno.

Ogni riferimento è frutto della fantasia dell’autore.

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