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Pisa

«Portata via una reliquia c’è la voglia di profanare»

di Tommaso Fabiani
«Portata via una reliquia c’è la voglia di profanare»

Don Enrico Giovacchini denuncia: avevamo già subìto atti vandalici purtroppo San Martino è un quartiere dove ci sono sempre meno famiglie

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PISA. «La chiesa è sempre stata aperta ma la cosa inizia a creare non pochi problemi visto che non la prima volta che accadono episodi del genere».

In seguito al furto di ieri Don Enrico Giovacchini minaccia la chiusura della chiesa di San Martino di cui è priore ormai da diversi anni.

«Già in passato - spiega infatti Giovacchini – abbiamo subito diversi atti vandalici. Purtroppo San Martino è un quartiere dove ci sono sempre meno famiglie e frequentato ormai da persone poco raccomandabili».

Non c’è rimedio, dunque? «Penso - dice il religioso - che sarebbe necessario che le forza dell’ordine intensificassero maggiormente i controlli della zona: ogni tanto passa qualche volante dei carabinieri ma non così spesso».

Giovacchini non riesce a spiegare la sensazione che ha provato quando ieri mattina intorno alle 11 è entrato in chiesa e ha trovato «la porta del tabernacolo forzata e la pisside che contiene le ostie consacrate che era stata portata via».

Sicuramente un bruttisismo momento: «E’ come se avessero rubato in casa mia - spiega il parroco visibilmente turbato - anzi peggio. Non riesco a capire quali motivi possano spingere una persona a compiere gesti del genere. Qui non si tratta semplicemente di furti ma della volontà di profanare un luogo sacro, spregiando quello che per noi credenti è la cosa più importante: l’Eucarestia, il corpo di nostro signore».

Infatti se per la pisside, che è in argento e bronzo, si può pensare al furto di un oggetto di valore (un valore economico che deriva soprattutto dall’antichità dell’oggetto, chiarisce il parroco) un simile discorso non si può fare a riguardo della reliquia del Beato Toniolo.

«Si tratta di un frammento di osso del santo - dice il parroco – contenuto alla base di in un busto che rappresenta il volto del Toniolo. Un oggetto che di per se non ha nessun valore se non quello di simboleggiare la presenza del Beato tra noi fedeli».

Anche Don Andrea Cecconi, parroco di Pieve di Calci, sta pensando a chiudere il portone della chiesa dopo il furto del 25 febbraio scorso.

«Non possiamo stare sempre in chiesa - spiega don Cecconi - e purtroppo in giro c’è troppa gente senza scrupoli che non ha più rispetto nemmeno di un luogo sacro come la casa del Signore».

Il parroco è costernato per questo furto. «Sono episodi che fanno male - spiega - e lasciano addolorati anche perché si tratta di luoghi importanti non solo per noi parroci ma per tutta la comunità fedele».

Che cosa si può fare adesso? «A questo punto - conclude don Cecconi - l’unica soluzione è tenere chiuso il portone della chiesa, almeno in certe ore della giornata. In ogni caso non ci terremo più oggetti di valore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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