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Un presepe di donne: da Nodica la risposta al prete di San Terenzo
L’idea delle parrocchiane: le nostre figure non hanno volto, rappresentano l’umanità al femminile Don Baldo Batini: così ricordiamo a tutti che il gentil sesso svolge un ruolo fondamentale nella società
NODICA. Un presepe come protesta. È la risposta, permeata di sottile polemica, a don Piero Corsi, il prete di San Terenzo autore del manifesto choc contro le donne. Un gruppo di anziane e giovani di Nodica - nonne, mamme e ragazze - ha realizzato l’originale rappresentazione sacra nella piazza della chiesa del paese. Non c’è bisogno di cartelli o striscioni per illustrare le ragioni di questo presepe a dir poco originale. Si tratta di una iniziativa in forma soft, ma davvero significativa. Create nove figure femminili senza volto, fatte soprattutto di stoffa, in cammino verso la capanna costruita in materiale povero, legno umile e paglia, dove il bambino Gesù è tra Maria e Giuseppe. Il tutto nel contesto della civiltà contadina e pastorale. L’idea è partita dalla signora Ruvessi, spalleggiata da Tiziana, Cristina ed altre, le quali si sono messe al lavoro, mosse dal proposito di riaffermare la dignità delle donne, che si sono sentite offese dopo essere state chiamate in causa dal religioso della località in provincia della Spezia.
È don Baldo Batini, parroco di Nodica, a spiegare il significato del presepe visto anche come difesa della libertà della donna: «Le mie concittadine hanno operato con intelligenza, evidenziando estro e fantasia. Il loro intento è la difesa delle donne. E dire che per il mio confratello ligure sarebbero le appartenenti al gentil sesso le corresponsabili dei femminicidi, loro che ne sono vittime. Incredibile e vergognoso».
Commenta Maria, una delle donne che ha lavorato al presepe: «Abbiamo voluto dare voce a un sentimento diffuso nell’opinione pubblica, turbata dalla sortita di don Corsi. Ancora ci viene difficile capire fino in fondo come e perché quel sacerdote abbia potuto compiere un gesto così clamoroso. Una caduta di stile che suona come un insulto, non solo nei confronti delle donne. Se certe cose le avesse dette, magari nel corso di un discorso, già sarebbe stato inopportuno perché è una forzatura bella e buona. Lui ha usato termini ingiuriosi addirittura fissandoli nel volantino affisso al portone di ingresso della sua chiesa. Un atto imperdonabile cui sono seguite sinistre risposte ai giornalisti che andavano a chiedergli conto di quanto aveva fatto».
«C’è sembrato giusto - prende la parola un’altra volontaria - fornire una qualche risposta, sia pure astenendoci da forme eclatanti. Lanciamo un messaggio. Ci siamo attivati per testimoniare nella semplicità il valore della persona umana. Non hanno volto le donne rappresentate nel presepe. Le nostre figure simboleggiano l’intera umanità al femminile, senza tempo, espressione di un mondo di sofferenza che da sempre vede le donne subire le più atroci sopraffazioni».
Il presepe sta riscuotendo convinti consensi ed è al centro di un dibattito tra la gente. Qui tutto è fermo, passivo, immobile, l’opposto di un altro presepe che trova posto non lontano ed è animato e meccanizzato, opera di un ingegnoso artigiano del posto.
Don Baldo dice ancora: «Bene ha fatto “Il Tirreno” a ospitare in prima pagina il commento di don Antonio Cecconi, capace di esprimere compiutamente l’indignazione generale. Si comprende la reazione contro il volantino di don Piero Corsi. Il presepe delle mie parrocchiane è in linea con il pronunciamento di don Cecconi. Questo presepe vuole fare conoscere quale sia lo stato d’animo delle donne, che hanno un’anima e svolgono un ruolo fondamentale nel consesso civile. Nel presepe non importa quale aspetto abbiano. Non a caso i lineamenti somatici appaiono indefiniti, sfumati. Conta la presenza discreta e pure essenziale. Del resto, è sempre stato così, fin dai bagliori della cristianità».
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