Il Tirreno

Pisa

Misericordia, sotto l’albero la mobilità

di Candida Virgone
Misericordia, sotto l’albero la mobilità

I dipendenti temono una lista di esuberi e scrivono al presidente regionale, Corsinovi, chiedendo un incontro urgente

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PISA. Un nuovo spauracchio sul cielo denso di nubi della Misericordia. Si parla di mobilità: è questa la proposta che i lavoratori temono sarà avanzata loro nell’incontro fatto slittare dai vertici dell’arciconfraternita a dopo le feste e per la precisione alla data dell’8 gennaio prossimo. Intanto lanciano un nuovo appello e questa volta scrivono direttamente al presidente della Misericordia regionale, Alberto Corsinovi, che era già stato chiamato al capezzale del malato durante la fase di commissariamento. In attesa di una risposta è stato sospeso, dopo l’incontro avvenuto a palazzo del governo il 20 fra sindacati e prefetto, lo stato di agitazione dei dipendenti, mentre nell’incontro successivo, avuto con l’arcivescovo il 21, monsignor Giovanni Paolo Benotto ha rassicurato il personale spiegando che si sarebbe operato per salvaguardare i posti di lavoro.

L’incontro con il prefetto ha visto la partecipazione di tutto il fronte sindacale, Cgil, Cisl, Uil e Cobas, con Michele Orsi, Moreno Giannessi, Cinzia Ferrante, Federico Giusti e Isabella Gentile. Davanti all’arcivescovo, che di fatto avrebbe convocato solo i Cobas ma estendendo l’incontro a tutti, c’erano appunto solo i Cobas. «Forse - dice Giusti - questi incontri hanno risentito del clima natalizio e delle rassicurazione sulla salvaguardia dei posti, perché dei sindacati c’eravamo solo noi.,».

Nella lettera a Corsinovi i dipendenti spiegano i loro timori. «Siamo certi che l’8 gennaio - chiedono - non verrà presentata una lista di esuberi di lavoratori da cancellare dagli organici? A nostro avviso monsignor Benotto avrebbe avuto l’obbligo morale in questi mesi di fare chiarezza e luce sul dissesto economico prodotto da operazioni edilizie e finanziarie fallimentari. Riuscirà ora a salvaguardare i posti? La dismissione dei servizi in corso, di fatto, impedisce che il personale, nel rispetto delle convenzioni e delle leggi esistenti, possa seguire i servizi stessi come cessione di ramo di azienda. Ma i servizi e le convenzioni sono tutto: ci vogliono più chiarezza e trasparenza. E se il comportamento dei vertici della confraternita induce al pessimismo, dall’azienda ospedaliera e dalla Società della salute non arrivano messaggi incoraggianti, vuoi per i tagli, vuoi per giochi di potere che potrebbero sacrificare alcune associazioni a vantaggio di altre, vuoi perché la soluzione potrebbe essere quella del rinnovo mensile delle convenzioni nel quadro caotico dei futuri assetti della Sds». «Ci sarebbe poi da aggiungere - concludono - la mancata valorizzazione degli studi medici in un periodo storico in cui la sanità pubblica dismette servizi favorendo le convenzioni private. Per tutto questo le chiediamo al più presto, entro la fine dell’ano, un incontro con noi dipendenti, che ci aiuti a fare chiarezza sul futuro di servizi e posti».

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