Il Tirreno

Pisa

Una vita di suspense nell’abitazione puntellata

di Gianluca Campanella
Una vita di suspense nell’abitazione puntellata

Cedimenti e crepe in un palazzo di via Mazzini, chi fugge e chi resta in pericolo La perizia del tribunale chiama in causa i lavori del cantiere aperto lì accanto

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PISA. Secondo una perizia indipendente, affidata dal Tribunale di Pisa all’ingegner Giuseppe Bentivoglio, i lavori al cantiere “Le case dei grandi” in via Sant’Antonio sarebbero la causa dei cedimenti e delle lesioni verificatisi nel condominio di via Mazzini 90 con un danno quantificabile in circa mezzo milione di euro. Lunedì scorso scadeva il tempo per presentare eventuali controperizie di parte: ora si attende per inizio anno la pronuncia che confermerà la “bozza privata” del tecnico super partes o la integrerà con le osservazioni giunte. Ancora pochi giorni, dunque, per capire se e come finirà una storia lunga ormai tre anni.

La situazione attuale. Quel che intanto è certo è che due appartamenti (su dieci) del condominio adiacente al cantiere sono inagibili da maggio ed evacuati; e che un’altra abitazione ha crepe sui muri e tubi di sostegno in cucina per evitare il crollo di pareti e volte. Questo solo per citare le situazioni più gravi. Ma al limite della vivibilità si sentono tutte le dieci famiglie di via Mazzini, che hanno incaricato l’avvocato Andrea Duretti di «fare qualunque cosa sia necessaria». Così, il legale di Ghezzano ha spinto in Tribunale per far partire il cosiddetto Atp, accertamento tecnico preventivo, che individua le responsabilità del cantiere, e lunedì ha consegnato un’integrazione che reputa insufficiente la valutazione dei danni: infatti, i dieci condomini riuniti in assemblea hanno stilato l’elenco delle nuove lesioni comparse nel frattempo e la loro stima dei soldi necessari per le riparazioni.

La storia. L’area in costruzione è quella dove un tempo sorgevano gli stabilimenti della farmaceutica Gentili che, va detto, ha venduto il terreno e non è coinvolta nella vicenda. Il progetto prevede un complesso edilizio di pregio, formato da quattro blocchi con parcheggio sotterraneo. Sono proprio gli scavi ad aver causato smottamenti e crolli: nel tempo si sono contate un abbassamento del terreno, la caduta completa del muro perimetrale fra giardino di via Mazzini e area del cantiere e tanti altri episodi. E per ben tre volte (settembre 2010, novembre 2011 e maggio 2012) il sindaco ha firmato un’ordinanza di sospensione dei lavori fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. L’ultima, quella del 25 maggio scorso, è stata la più drammatica perché implicava anche lo sgombero dei due appartamenti all’ultimo piano, da allora rimasti abbandonati.

Le testimonianze. Entrare oggi in quelle case è come entrare nelle dimore lasciate di corsa durante un terremoto: i libri ancora sugli scaffali, gli asciugamani ordinati negli armadi. Non c’è stato il tempo di “fare le valigie”. Ma gli operai sono passati per puntellare le volte: lo sguardo in alto tradisce interventi successivi e mostra impalcature e pannelli anticaduta. Il titolare delle due unità è Marco Mugnaini: in una casa viveva sua figlia e l’altra era in affitto. Oggi commenta: «Il danno economico è la cosa meno importante. Si immagini se non sono arrabbiato». E anche Luciano Martini, l’inquilino del piano terra, premette che non vuole «buttarla sul sentimentale», ma che è inevitabile fare certe considerazioni: «Se anche la ditta pagasse tutto, resta il fatto che qui ci sono da fare interventi di almeno un anno e forse più. Si immagini cos’è fare un trasloco coi bimbi piccini e andare via dalla casa dove loro sono nati». Martini ha due maschietti di 7 e 11 anni.

Le paure. «Si immagini», curiosamente, è la stessa espressione usata dai proprietari. C’è una forte solidarietà tra le famiglie colpite da questa vicenda e tutte puntano sullo stesso tasto: se non si vive lì dentro, non si può capire cosa si passa. Martini prova a spiegarlo con un ricordo: «Ci hanno detto di stare tranquilli perché non ci sarebbero stati grossi problemi, ma quando succede l’irreparabile è troppo tardi… Quante notti ho sentito strani rumori e mi sono alzato per vedere se le crepe si erano allargate». E conclude con una domanda: «Perché la ditta continua a costruire? Il parcheggio di piazza Vittorio non ha insegnato nulla? Si sa che a Pisa, quando comincia a scavare, fai danni».

L’azienda edile. La ditta, appunto: è stato difficile parlare con i responsabili. Il sito fornisce solo una ragione sociale – Borgo Sereno srl di Lucca – che sull’elenco telefonico non ha un numero di telefono. Ieri abbiamo raggiunto solo l’ufficio vendite che non ha saputo dare chiarimenti sugli aspetti legali (per esempio se anche Borgo Sereno ha depositato una controperizia) né darci un contatto per conoscere la versione del costruttore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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