Il presidio
“Ricette al fresco”, così si cucina al Don Bosco
Esce per Ets un libro scritto dai detenuti insieme ad agenti, educatori e volontari di Controluce. A mettere in prosa i loro piatti la professoressa Giovanna Baldini
PISA. Di come fosse facile cucinare anche con poco, raccattando un po’ di avanzi in frigo, era maestro un grande attore italiano, Aldo Fabrizi, cuoco eccellente e visibile buongustaio, stando alla stazza, che i suoi prodigi culinari li immortalava anche in amabili versi in romanesco.
Ma dei veri maestri di come si possono preparare dei piatti gustosi senza un forno, con un un fornellino a gas, quattro ingredienti raccattati alla mensa e un po’ di creatività, quella fantasia che è necessaria per trascorrere tanto tempo dietro una grata, lo sono anche i detenuti del carcere Don Bosco. Lo dimostrano pienamente in un libro che è uscito in questi giorni per i tipi di Ets e che si chiama, guarda un po’, «Ricette al fresco: gli 85 modi di cucinare nel carcere di Pisa». Ottantacinque preziose indicazioni che non portano solo la firma di chi si trova in carcere, ma anche di operatori, guardie, educatori, psicologi e volontari, in particolare dell’Associazione Controluce. Tutti hanno collaborato a questa iniziativa, non solo quelli che dentro dolorosamente ci sono reclusi, ma anche chi vi lavora ed opera, più due grandi chef pisani, che hanno risposto alla provocatoria domanda fatta dalla raccoglitrice di tanta fatica, Giovanna Baldini. Volontaria e prof in pensione, Giovanna, che ha scritto il libro, chiese loro che si sarebbero cucinati se fossero finiti dentro. «Baccalà coi porri alla pisana»: rispose Piero Cei, dell’antica trattoria da Bruno. «Minestra di patate e cipolle»: fece eco Damiano Lazzerini, patron di Beni, in piazza Chiara Gambacorti.
L’opera, che trovate in libreria al modico prezzo di dieci euro, parte dei quali verranno reinvestiti in beni di utilità comune per detenuti e personale, è frutto di un’idea nata in agosto, quando per i reclusi finisce la scuola e gli operatori cercano di intrattenerli con qualcosa di interessante. Perché non scriviamo tutti insieme in bel libro di cucina?: ha proposto la prof Baldini, sapendo della passione che in ogni cella nasce al momento del pasto. E in pochi mesi è nato questo prodotto, chiaramente multietnico e capace di accontentare ogni palato, su primi, secondi e dolci. La meravigliosa cucina magrebina si confonde con quella italiana, l’albanese con specialità romene: c’è solo l’imbarazzo della scelta. «Abbiamo soprattutto sfatato lo scetticismo iniziale - dice soddisfatta Giovanna - ed il risultato dimostra che le cose, quando si vuole, si possono fare». «Oltre le sbarre non ci sono solo dei reclusi - lo dice convinto Fabio Prestopino, direttore del Don Bosco - ci sono delle persone che hanno voglia di vivere ed il cibo fa parte di questa voglia e della loro inventiva. In carcere c’è l’odore della mensa, bisogna dire più piatto, e poi c’è una miscellanea di profumi meravigliosi che ti investe quando ti avvicini alle celle, una casba di odori che ti porta anche a immaginare i sapori».
Età media 35, etnie varie, al progetto hanno partecipato, col personale, circa cinquanta detenuti (c’è chi ha scritto più di una ricetta), soprattutto quelli del corso serale del Matteotti, ma purtroppo due sole donne. Il libro si presenta venerdì alle 5 del pomeriggio all’Ets, in piazza Carrara. Con Baldini e Prestopino, ci saranno con l’assessore Paola Ciccone, il preside del Matteotti, Salvatore Caruso, Luisa Prodi, dell’Associazione Controluce, e il giornalista Davide Guadagni.
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