Il Tirreno

Pisa

Un piatto di spaghetti può salvare la vita se è di marca S. Anna

di Gianluca Campanella
Un piatto di spaghetti può salvare la vita se è di marca S. Anna

Messo a punto un tipo di pasta che “cura” gli infartuati Convegno sulla “nutraceutica”, gli alimenti come farmaci

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PISA. Un piatto di spaghetti salva la vita, perché rigenera i tessuti infartuati. Non uno qualsiasi, ma un piatto cucinato con il tipo di pasta che la Scuola Superiore Sant’Anna sta mettendo a punto insieme alla Granoro, azienda italiana leader nella produzione di pasta di qualità. Di questo e di tanti altri cibi che fanno bene alla salute si parlerà oggi nell’istituto d’eccellenza pisano, dove si terrà la prima edizione del convegno “Il banco nutraceutico”, una branca di ricerca che mette in circolo tutti i saperi di agronomia, medicina, chimica farmaceutica, biologia e perfino management, al fine di creare una sorta di agricoltura sanitaria che previene malattie, è sostenibile per l’ambiente e rilancia l’economia.

L’accordo con la Granoro. Il pastificio pugliese ha stipulato l’intesa con il Sant’Anna da qualche mese e si propone di utilizzare la pasta come veicolo primario di principi farmacologicamente attivi per la prevenzione dell’insufficienza cardiaca. L’idea è di creare una vera e propria linea di pasta con il logo della scuola di piazza Martiri: ai normali ingredienti utilizzati per quel prodotto (farina, acqua) si aggiungerà una fibra solubile, il beta-glucano d’orzo, che ha effetti salutari sul metabolismo lipidico e sui tessuti del cuore. La prima fase della sperimentazione si è conclusa e ha mostrato che il beta-glucano sembrerebbe modulare in modo positivo i processi rigenerativi dei tessuti infartuati; si attende ora la conferma di esperimenti in corso, che dovrebbero terminare a breve; poi le evidenze della ricerca saranno pubblicate.

Come funziona la fibra. Vincenzo Lionetti - medico anestesista, ricercatore di fisiologia nell’Istituto di Scienze della Vita (Sant’Anna) e responsabile scientifico del progetto - usa due immagini per far capire il ruolo del beta-glucano: la Torre di Babele e il Vietnam. La prima è utile per dare un’idea di quello che succede quando «infarciamo di cellule staminali un tessuto malato: aumentano gli operai e tra di loro non si capiscono. Non abbiamo bisogno di nuove forze lavoro, ma di metterle in comunicazione con sostanze naturali meno invasive possibile». Avere tanti operai che parlano lingue diverse provoca rischi di tumori, infezioni o rigetto; invece basta che le poche staminali introdotte per curare sappiano cosa fare. E qui entra in gioco la seconda immagine: «Gli americani mandavano soldati a morire in Vietnam senza conoscere quell’ambiente. Noi prima dobbiamo studiare l’alfabeto dei tessuti e poi fare in modo di dare agli operai gli ordini giusti».

Una nuova agricoltura. Insomma, secondo Lionetti, «l’agricoltura sanitaria deve sostituirsi ai grossi interessi delle industrie farmaceutiche. Come medico, la prima domanda che devo pormi è: farei queste cose a mio padre?» Ecco perché è importante, attraverso l’assorbimento di cibo giusto, introdurre nell’organismo quei principi attivi che prevengono le malattie. «Dobbiamo sdoganare il tabù dell’agricoltura» conclude, entusiasta della «sensibilità dimostrata dalla Granoro, ma con una punta di amarezza: abbiamo chiesto a imprese toscane medio-grandi e queste non hanno dimostrato lo stesso interesse».

Il convegno. Il banco nutraceutico nasce circa un mese fa, quando il distretto toscano di Scienze della Vita ha chiesto all’istituto interno al Sant’Anna un progetto al servizio del cittadino, non chiuso nei laboratori ma che metta in comunicazione tutta la filiera: dal produttore al letto del malato. I primi potranno usare le tecnologie per studiare la coltivazione più adatta al tipo di terreno disponibile; gli altri limiteranno l’uso di farmaci. Così Lionetti e Mario Enrico Pè (ordinario di genetica agraria) hanno creato questo convegno partito ieri sera con la lettura introduttiva e che oggi si articolerà in numerose sessioni tecniche, all’insegna di uno slogan usato da Ippocrate di Cos nel 459 a.C.: «Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo».

Gli altri cibi sani. Oggi si parlerà delle proprietà importanti di tanti altri prodotti alimentari. La melagrana, per esempio, è il simbolo del convegno, perché ricchissima di vitamina C (più degli agrumi): sin dai tempi dei Romani nelle navi in viaggio non mancava mai quel frutto utile a prevenire lo scorbuto. Persino le sue foglie bollite sono un ottimo rimedio contro la parassitosi intestinale dei bambini. Altro prodotto tipico delle nostre terre: il cavolo nero che stimola l’angiogenesi, cioè la formazione di vasi sanguigni utili nella normale crescita o per la cicatrizzazione di ferite e nel ciclo mestruale; questo grazie a un’alta concentrazione di acido alfa lipoico. Ancora, l’olio d’oliva di fresca frangitura, che le nonne consigliavano di versare sulle bruciature: esatto, poiché ha un enzima antinfiammatorio più potente dell’Ibuprofene commerciale. Infine la buccia pomodoro o la melanzana, con proprietà antiossidanti che combattono le malattie legate alla senescenza e arrestano la crescita tumorale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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