Svolta nei matrimoni 14 celebrati in chiesa e 21 in municipio
CALCI. Fino a pochi anni fa i matrimoni religiosi superavano di gran lunga quelli celebrati con rito civile. Poi si è verificato un sostanziale allineamento, oggi il ribaltamento totale: su 35...
CALCI. Fino a pochi anni fa i matrimoni religiosi superavano di gran lunga quelli celebrati con rito civile. Poi si è verificato un sostanziale allineamento, oggi il ribaltamento totale: su 35 matrimoni in questo 2012, ben 21 sono stati celebrati con rito civile e 14 con rito religioso.
Un fenomeno inimmaginabile prima a Calci, sede di monasteri importanti (spiccano Certosa e Nicosia), con un territorio punteggiato da una miriade di chiese. Come spiegare il diverso orientamento degli sposi rispetto ad un passato non certo remoto? Lo abbiamo chiesto a don Antonio Cecconi, che guida l’unità pastorale della Vallegraziosa, al sindaco Bruno Possenti e al vicesindaco Antonio Piccioli.
«Bisogna tener conto – dice don Cecconi – che alcune coppie sono indotte ad un certo tipo di soluzione perché magari hanno alle spalle un precedente matrimonio. Mi riferisco in particolare ai separati e ai divorziati. Difficile quantificare quanti sono. È un fatto che questo non significa assolutamente rifiuto e allontanamento dalla chiesa. Prova ne sia che i bambini che nascono vengono quasi sempre battezzati».
Il sindaco Possenti offre la sua chiave di lettura. «Intanto – rileva – i giovani ai giorni nostri si sentono più liberi di programmare la propria vita. Non c’è più il condizionamento di una tradizione familiare che, se non era costrizione, costituiva una prassi affermata. In secondo luogo va considerato che non di rado si tratta, quando è civile, non di primo matrimonio. Un elemento non trascurabile».
«Spesso il matrimonio civile – interviene Piccioli – è visto come una specie di scorciatoia. Non si dà troppo retta alla famiglia di provenienza dove una volta specie la madre della sposa decideva , naturalmente e assolutamente per il rito in chiesa». Conclude il sindaco: «Qui da noi gli sposi sia da parte di don Antonio che del sottoscritto vengono in ogni caso invitati a compiere un bel gesto quando si scambiano la promessa d’amore: adottare a distanza un bambino di Haiti, teatro qualche anno fa di un terrificante terremoto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
