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Pisa

L’architetto Cerasa racconta le colonie di Calambrone

L’architetto Cerasa racconta le colonie di Calambrone

Da città dell’infanzia a città del turismo, il libro ripercorre un pezzo di storia pisana. La presentazione del volume si terrà a Palazzo Blu con il sindaco Filippeschi

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I quotidiani locali cominciarono a interessarsene nel 1932. La città dell’infanzia che stava nascendo presso il “lido del Calambrone” appariva un’operazione di grande spessore per far godere l’aria salubre del mare e disciplinare i fanciulli che crescevano nella nuova era fascista. La nascita delle colonie elioterapiche rappresentò una sfida anche per gli architetti che, senza modelli a disposizione per edifici dal carattere funzionale così complesso, creò la Calambrone che conosciamo. E proprio un architetto, Riccardo Cerasa (nella foto), offre oggi uno studio, probabilmente definitivo, su quel grande progetto e su quelle realizzazioni. La ricerca, intitolata "Colonie marine a Calambrone: le origini, la storia, l'architettura" (Edizioni “Il Campano”) è partita dall'ambiente naturale del litorale pisano, dalla valorizzazione del sole e del mare a fini terapeutici.

«Quella per le colonie- spiega Cerasa - è una curiosità nata da bambino: erano il punto di riferimento a terra quando, con la barca di mio padre, raggiungevamo le secche della Meloria».

Nella prima parte il volume, che tra le fonti ha anche l’archivio de “Il Telegrafo”, studia le relazioni tra i programmi del regime e la struttura funzionale delle sette colonie “storiche” costruite tra il 1931-32 e il 1938, analizzandole una per una. "Rosa Maltoni Mussolini", "Firenze", "Principi di Piemonte", "Regina Elena", Centro servizi, "Fasci Italiani all'Estero", "Vittorio Emanuele II", "Santa Barbara".

«Si tratta di lavori di grandi architetti - aggiunge Cerasa - tra cui Ugo Giovannozzi, Ghino Venturi, Baldi Papini. Inoltre, nel razionalismo della “Rosa Maltoni” di Angiolo Mazzoni e della “Fasci Italiani all’Estero” di Paniconi e Pediconi si hanno notevoli esempi di uno stile che faticò ad arrivare in Italia, come il razionalismo, che così fu importato in un ambito defilato come Calambrone. La varietà degli stili rispetto alle altre colonie si deve alla libertà d’espressione dei progettisti che intervennero in un luogo, disteso sull’allora viale XXVIII Ottobre, senza preesistenze urbanistiche, dato che non esistevano riferimenti autorevoli per le colonie».

Oggi i progetti di ristrutturazione, terminati e in corso, tutelano le colonie immettendole nel circuito ricettivo-turistico e quindi sono anche una forma di tutela.

«Da città dell’infanzia a città del turismo - conclude Cerasa - forse la nuova funzione andrebbe integrata con una rete di servizi intorno. Il recupero del Centro servizi va in una direzione che potrebbe segnare l’inizio di una riflessione su questo aspetto e la messa in discussione di quella che potrei definire la logica del residence».

Il libro viene presentato giovedì 6 dicembre a Palazzo Blu, ore 17.30, con il saluto del sindaco Marco Filippeschi e gli interventi dell’architetto Mauro Ciampa, membro del Cda della Fondazione Pisa, dell’architetto Marta Ciafaloni della Soprintendenza, dell’assessore comunale alla Cultura Silvia Panichi e dell’assessore provinciale al Turismo, Salvatore Sanzo.

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