Il Tirreno

Pisa

La storia che lega Salviati e Florio

di Daniela Salvestroni
La storia che lega Salviati e Florio

Una serata dedicata ai vini siciliani ricorda le tradizioni di due grandi famiglie

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VECCHIANO. Una serata dedicata ai grandi vini della Sicilia ha ricordato gli intrecci tra due famiglie storiche: i Florio, la grande dinastia di imprenditori siciliani dall’Ottocento ai primi del Novecento, e i Salviati di Migliarino pisano. Igea Costanza, figlia di Franca e Ignazio Florio, nata nel 1900, aveva infatti sposato nel 1921 il Duca Averardo Salviati con una cerimonia sfarzosa, a cui vennero invitati molti nobili. La madre, Donna Franca, come era chiamata dai siciliani, è stata una delle donne di spicco della “Belle epoque” per bellezza, eleganza e fascino, tanto da essere definita da Gabriele D’Annunzio “la Regina di Palermo” e da essere ritratta dell’artista Giovanni Boldini in un celebre quadro. Ebbe un ruolo fondamentale affiancando il marito, l’armatore Ignazio jr, nei salotti mondani di mezza Europa, ma anche a Palermo, che all’epoca era meta di regnanti, come Guglielmo II di Prussia e lo Zar Nicola II, poeti, romanzieri e capi di Stato. L’impero dei Florio, a quei tempi, poteva contare su industrie, banche, cantieri navali, svariate attività commerciali, fonderie, tonnare, saline, cantine vinicole, ma soprattutto sulla Società di navigazione italiana, una delle più grandi flotte d’Europa.

Per quanto riguarda la storia della famiglia Salviati, fin dall’inizio del XV secolo ebbe un ruolo importante nell’economia della Repubblica fiorentina grazie alle sue attività industriali, come la produzione e la lavorazione della lana e della seta, e commerciali, soprattutto con l’apertura di vari banchi: 30 a Firenze, 11 a Pisa e uno a Venezia, Napoli, Ginevra, Lione, Anversa, Bruges, Londra, Lisbona e Costantinopoli. I Salviati svolsero un ruolo di grande rilievo rimanendo a capo della Repubblica fiorentina il maggior numero di volte: ebbero 21 Gonfalonieri e 61 Priori, furono strettamente legati ai Medici con i quali contrassero sette matrimoni.

Nel XVII e XVIII secolo gran parte della tenuta di Migliarino era dedicata all’allevamento di bovini, equini e ovini allo stato brado in terreni perlopiù acquitrinosi, mentre nel resto si estendevano boschi per legname e carbone. La trasformazione avvenne nell’Ottocento ad opera del Duca Scipione Salviati: tutta la proprietà fu bonificata e furono costruite 30 case coloniche, due fattorie, la chiesa, la scuola, magazzini e la villa. Una delle opere più importanti fu quella di trasformare 2000 ettari di bosco in un parco con prevalenza di pinus pinea, querce, lecci e sequoie che superano i 20/30 metri di altezza. La storia delle due famiglie è stata ricordata in occasione della tappa toscana del “Duca & Florio grand tour”, organizzata giovedì scorso scorso nel nuovo locale Jam food and lounge di Marina di Vecchiano, realizzato dall’arch. Fabio Daole e gestito da una famiglia di origine siciliana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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