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Fondazione Pisa, veleni per rompere il fronte pro Pugelli
In vista del voto per la presidenza i favorevoli a Donato giocano l’arma dei 118 milioni di minusvalenze (virtuali) sulle partecipazioni in società quotate
PISA. È l’ora dei colpi bassi. E dei veleni. Alla Fondazione Pisa sono cominciate le manovre decisive in vista del voto della Deputazione (in agenda lunedì) per scegliere il nuovo presidente. Lo schieramento che sfida il leader uscente, Cosimo Bracci Torsi, e il suo delfino, l’avvocato Claudio Pugelli, che è membro del cda e corre per la successione, ha dato il via a una serie d’incursioni in campo avverso per strappare voti e dirottarli sul professor Luigi Donato, cardiologo di fama internazionale. Il quale - portato sulla scena dopo la rinuncia di Pierfrancesco Pacini, presidente della Camera di Commercio - mercoledì ha detto di non aver preso alcuna decisione in merito alla candidatura avanzata da terzi, ma ieri ha aggiunto di non avere comunque «nulla in contrario».
Dunque, la lotta è entrata nel vivo, tanto che nelle ultime ore telefonate e pressioni per strappare voti al fronte pro Pugelli si sono intensificate. E con quelle circolano notizie che, sebbene vecchie di settimane, sembrano essere riproposte ora ad arte per mettere in difficoltà la leadership della Fondazione e l’avvocato Pugelli. Si gioca, in particolare, sul fatto che le partecipazioni della Fondazione Pisa in società italiane dei settori bancario ed energetico (Intesa San Paolo, Unicredit, Enel ed Eni) a causa della crisi finanziaria hanno adesso prezzi di listino su valori molto inferiori a quelli dei rispettivi acquisti riportati in bilancio.
La circostanza è vera e descritta in un documento su cui l’assemblea dei soci il 17 ottobre ha espresso parere favorevole (con una sola astensione). Il documento, preparato dal cda, contiene le linee guida di gestione del patrimonio e la programmazione per il 2013 e il triennio 2013-2015. A pagina 9 c’è una tabella che indica i prezzi di Borsa al 31 agosto scorso e le minusvalenze (virtuali) se in quella data la Fondazione avesse venduto le quattro partecipazioni. Le minusvalenze (virtuali) ammontano a 118.068.350 euro, così divise: 44.806.250 euro derivanti dalle azioni di Intesa, 44.751.600 euro da quelle di Unicredit, 8.148.000 euro dalle azioni di Eni, 20.362.500 euro da quelle di Enel. Il fatto che le partecipazioni non siano state svalutate - scelta corretta sotto il profilo tecnico e rispetto a cui l’autorità di vigilanza non ha sollevato «alcun rilievo o censura» relativamente ai bilanci dal 2008 al 2011 - è stato oggetto di dibattito all’assemblea dei soci. Nel documento il cda sottolinea che «non sussistono allo stato elementi di novità relativi alla situazione delle società quotate Intesa, Unicredit, Eni ed Enel rispetto alla situazione esposta e approvata nei bilanci 2008, 2009, 2010 e in particolare in quello del 2011, elementi tali da imporre o suggerire l’attivazione del processo di svalutazione».
Insomma, la notizia delle minusvalenze (virtuali) diventa arma di scontro, ma chi l’ha messa in giro, deciso a usarla contro Bracci Torsi e Pugelli, dimentica di dire che, al pari di altri enti d’origine bancaria nella stessa situazione, la Fondazione Pisa, nei bilanci degli esercizi dal 2008 al 2011, ha adottato (d’accordo tutti gli organi consultivi e deliberativi) il criterio di valutazione delle partecipazioni al valore storico, «non ritenendo - si legge nelle linee guida di gestione del patrimonio - che esistessero sufficienti motivi per considerare perdita durevole la differenza, anche rilevante, tra il valore di acquisto e quello di mercato al termine di ogni anno».
Pugelli-Donato: la battaglia è tanto aspra che forse in ballo non c’è soltanto la presidenza. Chissà che non ci sia qualcosa di vero nella voce secondo cui il fronte anti Pugelli, in caso di vittoria, punti a usare le risorse della Fondazione Pisa per entrare con forza nel capitale di una banca del territorio.
Nella foto: Palazzo Blu, sede della Fondazione.
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