Il Tirreno

Pisa

Marina ha cambiato volto mareggiate più rischiose

di Francesco Loi
Marina ha cambiato volto mareggiate più rischiose

Dalle scogliere danneggiate alla costruzione del porto: ecco tutte le ipotesi Dopo gli allagamenti domani riunione in Comune alla ricerca di soluzioni

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MARINA. Una notevole quantità di acqua che le mareggiate riversano con più forza in uno spazio che è stato ristretto. E’ soprattutto in questo modo che viene spiegato ciò che accade ora a Marina di Pisa, nel tratto del lungomare di via Crosio, quando si verificano le mareggiate. In particolare quelle violente di fine ottobre e, meno, anche quelle di inizio novembre, mentre una nuova allerta meteo (di media criticità) è scattata per oggi. Sulle cause degli allagamenti nel tratto iniziale di Marina, quello più vicino alla foce dell’Arno, si è interrogata la commissione provinciale competente, ascoltando le ragioni e le relazioni dei tecnici del Servizio difesa del suolo della Provincia, insieme all’assessore Valter Picchi.

Al centro dell’analisi i cambiamenti in quella porzione ci costa avvenuti negli ultimi due anni, a cominciare dalle strutture del porto di Boccadarno. Dalle immagini aeree che proponiamo in questa pagina, tratte dalla relazione dei tecnici provinciali consegnata ai consiglieri della commissione, si evidenzia la nuova istantanea: due “vasche” più piccole (“celle”) anzichè una grande. La prima, quella di forma circolare, è la vasca di calma del porto; l’altra, più allungata, è la “cella” che si trova davanti al lungomare Crosio, laddove si è verificato l’allagamento. E’ questa la “cella” diventata più piccola, tanto che nella relazione tecnica si legge: «La riduzione della superficie e della volumetria della cella 1 genera una amplificazione degli effetti di innalzamento dei livelli idrici a tergo della scogliera».

Più che di responsabilità, ora si va alla ricerca di soluzioni. Di questo si parlerà nell’incontro convocato domani dal Comune a Palazzo Gambacorti con tutti i soggetti interessati (dalla Boccadarno ai balneari, alla capitaneria). I lavori per innalzare ed irrobustire la diga foranea della cella 1, davanti al lungomare di via Crosio, intanto vanno avanti (mareggiate permettendo) e sono ritenuti comunque essenziali per proteggere al meglio quel tratto di litorale. La domanda nuova, alla quale con la riunione di domani si cercherà di iniziare a rispondere, è se questi lavori siano - così come sono stati progettati - sufficienti o se necessitino di modifiche. «Si vuole capire - spiegano i tecnici - gli scenari per ottenere maggiori garanzie», alla luce, appunto, della presenza delle opere del porto.

Nella relazione della Provincia si mette poi sul tavolo un altro aspetto: «La differenza di quota tra la barriera 1 attuale (+2 metri sul livello del mare) e futura (+3 metri) e la scogliera perimetrale del porto (che va da +4 a +7 metri) genera elevate variazioni nelle caratteristiche di frangimento dell’onda e una diversa traiettoria e direzione dei fronti d’onda a costa». In altre parole, la difesa di quel tratto di litorale non è più omogenea, al di là (ma anche questo è un elemento essenziale) di una scogliera da riparare dopo essere collassata in vari punti. Inoltre, ancora nella relazione si sottolinea come l’area allagata sia più soggetta perché «depressa» e con «problematiche connesse allo smaltimento delle acque da parte della fognatura pubblica». E si fa notare la difesa efficace attuata nelle zone delle spiagge di ghiaia.

Nell’incontro in Comune si comincerà a parlare di possibili correttivi. Un’ipotesi è quella di andare a realizzare una seconda apertura nella scogliera, al confine con il porto, per ricreare qualcosa di più simile alla situazione precedente (prima foto in alto) e dare la possibilità all’acqua scaricata dalle mareggiate di tornare più facilmente verso il mare aperto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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