Misericordia, siamo pochi Stop al servizio per il 118
Se la confraternita non trova nuovi volontari sarà costretta a sospendere il suo apporto. Intanto sono a rischio i contratti di solidarietà e i debiti restano
PISA. Non riesce a riemergere la Misericordia. Poco personale e zero volontari o quasi. Una situazione che la costringe a rivedere la sua collaborazione al servizio di 118 entro poco tempo. Insomma ambulanze da mandare per le emergenze del servizio non ce ne sono perché non c’è il personale. L’associazione di volontariato, di fatto afflitta da un anno e mezzo da una situazione di crisi nera e affogata da debiti annosi e milionari, sembra non vedere la luce.
Un morto che è difficile da resuscitare, commentiamo con il nuovo governatore, il commercialista Luigi Marchetti. «Se fosse morto non staremmo neanche qui a parlarne - sentenzia - diciamo che si tratta di un moribondo che stiamo cercando di tenere in vita; ma i miracoli non li fa nessuno e tanto meno io. Mancano i volontari - aggiunge Marchetti - e stiamo mettendo a punto delle iniziative proprio per formare questo tipo di personale. In alternativa a breve potremo offrire davvero poca collaborazione per il servizio di 118».
Ma il governatore sta ancora valutando in che misura. Se la riduzione di cui si ventila sarà ad esempio del 50% o del 30%. «Per il momento è tutto in discussione»: spiega.
Intanto in discussione con i sindacati sono ancora una volta i contratti di solidarietà. Decisi a fine primavera dopo le elezioni dei nuovi vertici, sono difatti saltati mesi fa soprattutto per il settore mortuario, che con personale ridotto non ce la faceva a portare avanti il servizio. Di fatto sarebbero in applicazione parziale in tutti gli altri settori, mentre anche la situazione debitoria resta estremamente esposta.
In questi giorni i vertici dell’antica confraternita hanno incontrato i sindacati e hanno deciso di rivedersi entro dieci giorni per discutere proprio i contratti di solidarietà. «È stato chiesto - ha detto Michele Orsi, della Cgil funzione pubblica - di rivedere il modulo organizzativo in modo tale da andare incontro alle esigenze di tutti, ma non dovrebbe essere rimesso in discussione l’accordo che è stato sottoscritto all’inizio dell’estate».
Passata attraverso dimissioni di cda, esplosioni di debiti, accuse di sperperi e un lungo commissariamento, la società di volontariato che conta sette secoli di storia sta cercando di risalire faticosamente la china. Ma il traguardo sembra davvero ancora molto lontano. «Soprattutto - aggiunge Orsi - se non si arriva ad una vera inversione di rotta fra costi e ricavi...».
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