Il Tirreno

Pisa

La carica dei 101 (contro 1) boccia le primarie nel Pd

di Gianluca Campanella
La carica dei 101 (contro 1) boccia le primarie nel Pd

Voto praticamente unanime all’assemblea comunale a chiusura del percorso di incontri in città: Filippeschi è ufficialmente il candidato del centrosinistra

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PISA. L’assemblea comunale del Pd lunedì notte ha messo in mostra un partito «compatto»: con 101 sì e un solo no (più un astenuto) è stato approvato il dispositivo che «fa suo il metodo proposto dai segretari delle forze di coalizione» e di fatto lancia la campagna elettorale per un secondo mandato del sindaco Filippeschi: candidatura individuata attraverso un «percorso maturato» all’interno della maggioranza che non ritiene necessario «sottoporre la scelta al vaglio delle primarie». È durata così due giorni l’avventura del gruppo “A proposito di Pisa”, che sabato scorso avevano lanciato la sfida delle primarie a Filippeschi contrapponendo la candidatura del consigliere provinciale Federico Russo. I cosiddetti ristrutturatori interni al Pd non sono citati nel documento messo ai voti, ma solo nella relazione del segretario comunale Ferrante, che lunedì sera non ha risparmiato toni piccati verso di loro: «Il Pd offre continue occasioni di discussione e per questo suona incomprensibile una campagna che ha preso subito toni eccessivi». Si riferisce alle critiche piovute sulle scelte di presunta cementificazione e sulle politiche sociali. E commenta: «Sono stati espressi giudizi gravi, spesso più ostili di quelli dati da forze di radicale opposizione. Noi vogliamo che siano discussi nel merito». Quindi Ferrante dedica un’intera cartella (su sei complessive) del suo intervento a rispondere con i numeri e con le ricostruzioni delle discussioni politiche su ogni punto criticato da “A proposito di Pisa”. Ieri il segretario è stato più conciliante: il 101 a 1 è la fotografia di «un gruppo dirigente molto compatto ed è il consenso di persone pensanti»; da statuto, bastavano i tre quinti dell’assemblea, invece si è pronunciato «oltre il 75% dei 130 membri effettivi, e con ciò si supera ogni ipotesi di primarie»; infine «abbiamo molto apprezzato la dichiarata lealtà emersa nell’intervento di Stefano Fabbri», uno dei ristrutturatori. Insomma, l’assemblea comunale «non era una conta», ma la conclusione di un lungo percorso fatto di assemblee di circolo e cittadine, riunioni con altri partiti e incontri con i pisani. Per questo motivo anche il Comitato renziano ritiene «superfluo» il ricorso alle primarie in città, tenendo distinto il piano nazionale «dove invece restano uno strumento indispensabile».

Ultimo appunto su Sel, per la quale c’è ancora la porta aperta: «Rispetto gli altri e non do ultimatum. Ma la politica ha i suoi tempi e sono sempre più risicati». Quanto ai punti programmatici «c’è tutto da fare»: il discorso vale «anche per il terzo polo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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