Il Tirreno

Pisa

I soci non investono così Pisa ricerche va verso il fallimento

di Mario Lancisi
I soci non investono così Pisa ricerche va verso il fallimento

Lunedì prossimo assemblea decisiva. Per evitare di portare i libri in tribunale occorrono un milione e 200mila euro

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PISA. Martedì prossimo 23 ottobre Carlo Guelfi, liquidatore del Consorzio Pisa ricerche (sigla Cpr), potrebbe portare i libri in tribunale e iniziare la procedura fallimentare. A meno che lunedì, giorno in cui si terrà l’assemblea dei soci, non emerga la disponibilità dei proprietari del Consorzio, nato nel 1987, di rifinanziare il Cpr. Si parla di una cifra di 1 milione e 200 mila euro.

Ma ad oggi è difficile prevedere che il Consorzio venga rifinanziato. I soci pubblici, come la Regione, il Comune e la Provincia, hanno le mani legate da leggi nazionali e già da tempo avevano deciso di dismettere la loro quota societaria. La Regione ad esempio per stanziare il rifinanziamento della propria quota del 3% dovrebbe approvare una legge, e quindi non basterebbe un atto di giunta. Tempi lunghi e improbabili.

Il mondo del sapere pisano - dall’ateneo alla Normale -, interpellati dal Tirreno, hanno preferito non rispondere. Ma da quello che trapela in maniera non ufficiale è che i soci difficilmente tireranno fuori nuovi soldi. Soldi che potrebbero essere versati dai soci privati, da Kayser a Finmeccanica, da Piaggio a Telecom. Ma anche in questo caso regna un clima di pessimismo.

D’altra parte dai verbali pubblicati è emerso in maniera chiara che i soci del Cpr ritengono non più attuale il ruolo del Consorzio che, in 25 anni di vita, ha realizzato più di 300 progetti di ricerca. Tra i clienti nomi blasonati come Ferrari e Piaggio. E’ stato un fiore all’occhiello della ricerca pisana che ha puntato a mettere insieme pubblico (gli enti locali) e privato. «Però l'Ateneo, come altri soci, non ha più un forte interesse per il Consorzio per come si è strutturato nel corso del tempo», ha dichiarato Ada Carlesi, prorettore dell’università per le politiche di bilancio, in una recente assemblea del Consorzio.

Così il Cpr è arrivato ad accumulare un deficit di 5 milioni. Le passività infatti ammontano a 8 milioni mentre le poste in attivo del bilancio arrivano a 3 milioni (si tratta di commesse realizzate e acquisite). E’ ormai tre anni che il Cpr versa in queste condizioni. Basti pensare che nel 2009 le passività ammontavano a 9 milioni e 200 mila euro e due anni dopo 8 milioni e 750 mila euro. E tuttavia nulla è stato fatto per far fronte a questo forte deficit dai passati consigli di amministrazione. E nè i soci si sono mai preoccupati adeguatamente del “buco” milionario.

Si è così arrivati - senza che amministratori e soci abbiano sentito il dovere di spiegazioni pubbliche (a parte la Carlesi per l’università)- alla finale di partita molto dolorosa soprattutto per i 49 ricercatori. Che da maggio non riscuotono lo stipendio. Per i quali sembra sfumata la possibilità della cassa integrazione. Forse potranno essere messi in mobilità ma solo per un mese. Quando tutti i soggetti pubblici, a cominciare dalla Regione e dalla Provincia presieduta da Andrea Pieroni, si erano spesi per tutelare - comunque fosse andata - almeno la posizione dei ricercatori, che per tre giorni hanno scioperato.

Si va verso dunque il precipizio del fallimento nel silenzio più assordante. Fallimento che rischia di rappresentare una brutta macchia per le istituzioni culturali di Pisa, la città della scienza. E se ci sarà il fallimento è possibile che i lavoratori - in quanto creditori privilegiati - possano essere pagati. Ma i 3 milioni attivi sono commesse che di fronte al fallimento potrebbero liquefarsi. Il fallimento rende insomma incerta e problematica la tutela dei ricercatori.

A meno che lunedì qualche socio alzi la mano e dica: «Ecco i soldi...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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