Il Tirreno

Pisa

Quella festa dell’82 Veltroni commuove col suo amarcord

di Gianluca Campanella

Platea affollata per la rievocazione del meeting di Tirrenia E Filippeschi si trasforma in showman tra aneddoti e battute

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PISA. Se si fossero messi d’accordo non sarebbe riuscito così bene il duetto tra Walter Veltroni e Marco Filippeschi. Ieri al centro Maccarrone per celebrare i trent’anni trascorsi dalla festa nazionale dell’Unità svolta a Tirrenia, i due esponenti del partito erede del Pci hanno toccato tutte le corde emotive della platea, talmente numerosa che l’auditorium non bastava a contenere i presenti. Il primo segretario del Pd ha commosso il pubblico commemorando i “compagni” che non ci sono più e parlando di «filosofia della politica»; il sindaco di Pisa, nella insolita veste di show man, ha regalato battute e aneddoti. Un evento che non voleva essere «nostalgico», ha spiegato Veltroni, ma che «deve far ricordare quale fosse allora l’idea di politica: non ci possiamo rassegnare a quella attuale, rappresentata da Fiorito (il consigliere regionale del Pdl Lazio arrestato, ndr), in cui si nasconde la furbizia e l’esasperazione del linguaggio». Lo scandalo dei soldi pubblici dilapidati in festini e aragoste insieme al«correntismo esasperato non sono l’unica forma di politica esistente». L’invito dell’ex sindaco di Roma è «non usare solo la parola “io”, ma un “noi” che per le condizioni cambiate è diverso da quello del 1982». Inevitabile, però, cedere ai ricordi e Veltroni non risparmia quelli personali: «Pisa ha portato bene al mio matrimonio! Mi dovevo sposare il 2 ottobre di quell’anno e la mia futura moglie venne a Tirrenia per mostrarmi le partecipazioni. Stiamo ancora insieme». L’allora dirigente di Botteghe oscure rimase in città per tutta la festa, dal 3 al 19 settembre, ma si affacciò spesso in estate durante i preparativi: «Era la prima volta che si usciva dal triangolo protetto dell’Emilia o che si sceglieva una città non grande. Avevo 27 anni e ricevere le telefonate preoccupate di Natta ti faceva sudare. Chiamava per chiedere: “Siete sicuri che si fa in tempo?” e non sapevo come rispondere, perché – parlando con lui – come la fai, la sbagli». Scelse di rischiare la previsione che lo avrebbe stroncato se non fosse rivelata vera: «C’è una mobilitazione pazzesca dei compagni, ce la faremo». Ci furono davvero «gioia, un clima di fiducia e giorni bellissimi»; e la festa fu un successo.

Tra i tanti citati da Veltroni, due nomi più degli altri fanno commuovere la platea: «Enrico Berlinguer, leader e persona come ce ne sono stati pochi in questo Paese», che Veltroni portò a cena con Dalla e De Gregori per presentarli al “Segretario”; l’altro è “il compagno Barletta”, l’unico ferito, un “incidente sul lavoro”, tra i tanti volontari che diedero il loro contributo. Ma il mattatore della mattina è stato Filippeschi (22 anni nel 1982) prima con spunti autoironici, rispondendo indirettamente a chi dice che i politici non hanno mai faticato in vita loro: «L’area di Tirrenia scelta per la festa era una giungla; come si poteva realizzare la festa lì? Non ho mai lavorato così tanto e mi sono anche fatto male aiutando ragazzi più forti a montare enormi tubi di cemento». Poi stuzzicando altri protagonisti di allora, presenti ieri in sala: «Il capo cantiere era Paolo Fontanelli, una sfinge inaccessibile; diceva ancor meno parole di quelle che pronuncia adesso». Oppure Enzo Cini, storico esponente del Pci e “anima” del quartiere Porta a mare: «Un dittatore concentratissimo e fuori di testa». Il sindaco è un fiume in piena: «Mi ricordo la fame, dimagrii 7 chili per preparare la festa, ma per un po’ ci diedero il privilegio di dormire all’ex Colonia e qualche volta ci andavamo accompagnati». Ancora: la soddisfazione per una «foto su “Famiglia cristiana” che dedicò un articolo al nostro spazio giovani» e lo stupore per «la tenda da circo utilizzata per i concerti; la andammo a prendere a Fucecchio e la rimontammo lì al termine della festa». Lacrime agli occhi, ma stavolta si ride.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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