Il presidio
Pisa va bene, ma attenti alle infiltrazioni mafiose
Storia e piani del nuovo prefetto. Dalla passione per la lotta ai mondiali con Lippi Della città dice: «I pisani devono fare squadra». A novembre vertice anti crimine
di MARIO LANCISI
C’è qualcosa di paradossale (ma non troppo, come vedremo) negli appunti di un lungo colloquio con il nuovo prefetto Francesco Tagliente, nel suo ufficio al secondo piano di palazzo Medici, tra i più antichi e ricchi di storia e di arte della città. Tagliente si sofferma a raccontare le eccellenze pisane. Nastri da tagliare. Nuove iniziative. Voglia di intraprendere.
Però c’è qualcosa che preoccupa Tagliente, da giugno a capo della prefettura pisana. Una sorta di strani pensieri, ci sembra di intuire. Che dietro il fervore economico possano insinuarsi i colletti bianchi della mafia, attirati dai soldi, dalle nuove imprese.
E qui finisce il paradosso. Sì, perché il fatto che Pisa sia alle prese con progetti economici importanti, la espone al rischio di infiltrazioni mafiose. Di questo si preoccupa il nuovo prefetto: «Il nostro compito di servitori dello Stato è quello di reprimere il malaffare. Ma il modo migliore di farlo è quello di prevenirlo», spiega.
A novembre arriva il ministro. Per questo a Pisa a novembre (data ancora da confermare) Tagliente ha organizzato un convegno sul tema delle infiltrazioni della malavita organizzata nel sistema appalti, cui è prevista la partecipazione del ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri. Come il neo prefetto ha più volte dichiarato l’appuntamento, in occasione del quale verrà sottoscritto anche un protocollo di legalità con le amministrazioni locali e le categorie economiche, è finalizzato a sviluppare azioni congiunte volte alla prevenzione ed al contrasto delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata in settori commerciali ritenuti sensibili quali quelli del commercio, della ristorazione, della gestione degli stabilimenti balneari e delle strutture ricreative, nonché degli esercizi di “compro oro”.
Desk antimafia. Nella stessa direzione è già stato costituito un desk interforze antimafia tra prefettura, magistratura, forze di polizia territoriali e Centro operativo della Dia (la direzione investigativa antimafia) per monitorare l'eventuale ingresso nel tessuto economico locale della criminalità organizzata e adottare, di conseguenza, le opportune misure di prevenzione personali e patrimoniali.
L’obiettivo, ci spiega il prefetto, è insomma quello di rassicurare gli imprenditori che si apprestano a investire su Pisa e provincia: attenzione, lo Stato c’è, sorveglia, è al vostro fianco, non vi lascerà soli.
Esperto sicurezza stadi. Queste preoccupazioni del prefetto un po’ ci sorprendono. Lo abbiamo conosciuto infatti come questore di Firenze, dal 2006 al 2010. Lo ricordiamo guidare i poliziotti in certe partite infuocate della Fiorentina. Per anni il Franchi è stato uno stadio a rischio per gli scontri tra opposte tifoserie. Ma con l’arrivo dei Della Valle e di Tagliente il clima è cambiato. «O i tifosi si comportano con civiltà o noi ce ne andiamo», fu l’appello-ultimatum di Diego e Andrea Della Valle. E Tagliente iniziò a parlare con gli ultrà e a liberare il Franchi dalla presenza dei poliziotti e in breve la Firenze del pallone, grazie anche al questore è diventata la capitale italiana del fair play.
Approdato a Roma il 2 agosto del 2010, Tagliente ha “normalizzato” il clima dello stadio Olimpico, dove si ricordano ancora vere e proprie guerriglie tra i tifosi, soprattutto nei derby. La stessa linea il prefetto la sta seguendo a Pisa, dove ha indotto la regolarizzazione degli stadi di Pontedera e Pisa, scongiurando così il rischio di gare a porte chiuse e consentendo ai tifosi di assistere allo spettacolo sportivo e coltivare la propria passione.
Campione di lotta. A proposito di sport e di passioni. Tagliente, nato 63 anni fa a Crispiano in provincia di Taranto, sposato con due figlie, è stato da giovane un appassionato campione nelle fila delle fiamme oro come lottatore greco-romano. E ha meritato anche la nazionale.
A Berlino con Lippi. Non è invece un tifoso accanito del pallone, anche se nel 2006 ha gestito i problemi della sicurezza dell’Italia di Lippi che a Berlino ha vinto la coppa Rimet. Sulla parete di destra del suo studio, appena si entra, giganteggia una foto del prefetto con Lippi.
Un’altra grande passione di Tagliente è la musica. Da questore ha organizzato spesso per i suoi poliziotti e le loro famiglie concerti. E quando ci ricorda l’organizzazione dell’ordine pubblico in occasione della beatificazione di papa Wojtyla quando a Roma arrivarano un milione e mezzo di fedeli, il volto del prefetto si illumina come di fronte ad un evento senza smagliature. Un po’ come succede in un’orchestra dove i musicisti si muovono seguendo l’armonia dello spartito e la bacchetta del direttore.
Maniglia, lampada e poltrona. Chiediamo al prefetto il segreto di chi organizza la sicurezza pubblica. I movimenti, gli umori, le pulsioni di migliaia di persone. Tagliente ci risponde evocando tre immagini: la maniglia, la lampadina, la poltrona. La maniglia rappresenta l'accessibilità ai servizi per il cittadino, che deve trovare sempre la disponibilità dell'interlocutore. La lampadina, invece, simboleggia la luce che il cittadino dovrebbe ricevere rispetto al problema posto in un momento di difficoltà.
L'ultima immagine è la poltrona. Il cittadino non deve vedere l'istituzione al di là di una scrivania, in un clima di distacco, piuttosto vederla accanto, pronta ad ascoltare e ad attivarsi per dare risposte.
Pisa deve fare squadra. Torniamo a Pisa. A cominciare dalla sicurezza - dal degrado alla microcriminalità-, ad esempio. Il prefetto ha parole di apprezzamento per l’operato della giunta Filippeschi e rivendica il risultato di aver ottenuto più forze dell’ordine. Però molto c’è ancora da fare, aggiunge.
Resta il fatto di una città che al prefetto appare ricca di eccellenze. Dall’università alla Normale. Dall’industria alla fabbrica dei robot.
Tutto bene? «Pisa deve fare squadra, credere di più in se stessa. E’ grande ma quasi non lo sa», conclude il prefetto Tagliente.
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