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Pisa

Un altro appello per salvare la biblioteca

Un altro appello per salvare la biblioteca

Palazzo della Sapienza: dopo la chiusura scende in campo l’associazione nazionale di categoria

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PISA. Anche l’Aib, Associazione italiana biblioteche, si schiera a favore della Biblioteca universitaria, chiusa dal 29 maggio insieme a tutto il palazzo della Sapienza (che la conteneva), per le criticità strutturali dell’immobile.

Martedì il presidente nazionale di Aib, Stefano Parise, ha firmato un appello con cui chiede «la rapida riapertura della biblioteca e il suo mantenimento nell’edificio della Sapienza». Il testo è vergato anche dal presidente toscano, Sandra Di Majo. Nel documento si elencano varie «convinzioni: la necessità di limitare al massimo il disagio per studiosi e studenti», in primo luogo; poi la «funzione di memoria storica dell’Università di Pisa» che può essere svolta dalla Biblioteca «solo restando all’interno della Sapienza». Ancora, la necessità di non rompere «la feconda complementarietà oggi esistente con le biblioteche dipartimentali, uno dei pregi della Pisa accademica». Infine «l’aspetto economico»: Aib dubita che trasferire la Biblioteca in altro edificio, «ovviamente da ristrutturare per adeguarlo alle esigenze, sia meno oneroso rispetto al mantenimento della Biblioteca nella sua attuale sede, una volta effettuati gli interventi di consolidamento». Quest’ultimo argomento, qualche giorno fa, era stato sollevato anche dall’ingegnere in pensione Carlo Alberto Bianchi, tecnico del restauro e del consolidamento di monumenti, che ha messo il suo punto di vista sulla questione a disposizione dell’associazione Abup, Amici della Biblioteca universitaria. Bianchi fa le pulci alla relazione dei vigili del fuoco, in base alla quale è stata scritta l’ordinanza di chiusura della Sapienza. E si dice perplesso sul «presupposto piuttosto singolare», contenuto nel rapporto tecnico, secondo cui «anche solo per studiare le condizioni del Palazzo fosse necessario “alleggerirlo” della pesante e ingombrante presenza dei libri della Biblioteca, coniugato ovviamente con la non facile ricerca di altra sede, provvisoria, per essa». L’ingegnere è convinto che «per accertare la sussistenza degli eventuali danni non sia assolutamente necessario spostare» il patrimonio librario e lo dimostra con complicati calcoli statici che si possono riassumere così: basta «spostare in ambienti adiacenti qualche libro. E qui sembra sorgere il vero problema». Bianchi si riferisce ai «vari interventi» di esponenti di Giurisprudenza, che hanno fatto capire di preferire la Sapienza tutta per sé, senza condividerla con la Biblioteca. (g.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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