S. Chiara, la denuncia degli infermieri: soli di notte in corsia
Dopo la morte del collega, sale la protesta: una situazione pericolosa per chi dobbiamo assistere e per noi stessi
PISA. Dopo la morte durante il turno di notte del collega Massimo Corsini, un gruppo di infermieri che lavora fra i reparti rimasti al Santa Chiara, non ce l’ha fatta più. Denunciando in una lettera tutto quello che non va. Lettera recapitata alla direzione, ma i cui estensori non vogliono esporsi pubblicamente con nome e cognome «non per timore - dicono - ma in quanto ciò che sosteniamo è la voce nostra, di noi infermieri che lavoriamo al Santa Chiara».
Nella lettera si segnala «che sono ormai diversi i reparti dove ci troviamo da soli, in particolare durante il turno notturno, a dover “accudire” per ben 7-10 ore i pazienti regolarmente presenti nonché gestire le urgenze che si possono presentare, senza la presenza del medico in corsia e senza alcun tipo di supporto».
Questa situazione di difficoltà, ci fa sapere un infermiere del Santa Chiara con cui abbiamo parlato, era stata già segnalata alla direzione «ma non è mai stata presa in considerazione». E nella lettera, si sottolinea che niente si è mosso «nonostante il nostro impegno a evidenziare quanto questa situazione sia pericolosa, prima per i pazienti, che ricevono un tipo di assistenza inadeguata e ancor più in situazioni di emergenza, e poi per gli operatori stessi».
Il gruppo di infermieri del Santa Chiara osserva che nonostante ci sia stata una crescita in campo sanitario, nonostante l’ausilio di nuovi macchinari, nuove tecniche e nuove scoperte, «l’assistenza diretta al paziente - sostengono - invece è venuta a diminuire. Gli infermieri sono sempre meno, il personale di supporto in numero inadeguato, l’azienda non ne vuole sapere né di assumere, né di reintegrare il personale che per svariati motivi (esempio pensionamento) viene a mancare».
Abbiamo parlato con Marco Frediani sindacalista della Cgil eletto nella Rsu dell’Aoup in rappresentanza della categoria infermieristica. Resta il disappunto iniziale per la scelta del gruppo di infermieri del Santa Chiara che non ha firmato la lettera, «il cui contenuto - dice tuttavia il sindacalista - lo sottoscrivo al cento per cento. Tutto quello che viene scritto è vero. Come Cgil, il responsabile provinciale Leonardo Fagiolini ha più volte denunciato questa situazione. Lo abbiamo fatto presente nei nostri incontri con l’Azienda che ha dato risposte evasive. Purtroppo l’Azienda non procede alla riorganizzazione là dove è possibile. La legge 70 è chiara: l’ospedale deve essere organizzato ad intensità di cura. Ciò significa che i posti letto devono essere delle medicine, mentre a Pisa ci sono i posti letto del primario x o del primario y».
In parole più semplici, domandiamo, cosa significa? «Che l’Azienda non procede alla riorganizzazione là dove è possibile perché vuole mantenere gli obiettivi di mantenimento del primariato piuttosto che guardare all’assistenza ai pazienti. Il personale infermieristico - conclude Marco Frediani - lavora sotto stress e l’importante è garantire un adeguato livello di assistenza».
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