Il Tirreno

Pisa

Dallo scontro con i targoni fino al moderno carrello

La storia del Gioco del Ponte iniziò con il Mazzascudo tra le fazioni Gallo e Gazza Il Granduca Leopoldo ne decise la soppressione quando divenne troppo violento

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PISA. Una rievocazione storica come poche in Italia. Questo è il Gioco del Ponte di Pisa. Senza enfasi o spirito campanilistico, ma partendo dai numeri. Basta il corteo, con oltre 800 figuranti, a comprendere le dimensioni di questa manifestazione. Senza contare i preziosi costumi, i cavalli, lo scenario unico dei lungarni. Come quasi tutti sanno, il Gioco ha una tradizione lunga di secoli.

Ipotesi. Una delle teorie individua l’antecedente diretto del Gioco nel combattimento detto del Mazzascudo, vero e proprio scontro armato tra due Fazioni (Gallo e Gazza, suddivise a loro volta in squadre). I due schieramenti si affrontavano in piazza dei Cavalieri (allora “degli Anziani”), attaccando con una mazza e parandosi con uno scudo. Vinceva chi riusciva a cacciare i nemici dal campo di contesa. Sull’ipotizzato rapporto di filiazione tra Mazzascudo e Gioco del Ponte molto si è discusso e le posizioni rimangono contrastanti.

Il Seicento. In questo secolo il Gioco si svolgeva il 17 gennaio (giorno di Sant’Antonio Abate) e ad un certo punto fu introdotto l’uso di disputarne due ogni anno: il primo (sempre il 17 gennaio) era detto Battagliaccia e veniva considerato una sorta di prova; il secondo, chiamato Battaglia generale, si svolgeva in data da stabilire di volta in volta e solitamente era presentato come spettacolo in onore di ospiti illustri in visita a Pisa. In questa versione seicentesca si lottava corpo a corpo ed i combattenti erano protetti da una specie di casco chiamato morione, nonché da imbottiture di feltro. L’arma usata era il targone, oggi esibito in parata. Funzione particolare spettava poi ai celatini (4 o 6 per squadra), così chiamati perché indossavano una celata, ovvero un elmo senza visiera.

Morte e rinascita. Per un lunghissimo periodo la manifestazione si svolse con regolarità. La rivalità e gli scontri tra Mezzogiorno e Tramontana presero però a degenerare e nel 1785 il granduca Pietro Leopoldo di Toscana ne decise la soppressione. In seguito venne disputato eccezionalmente nel 1807 per poi ricomparire solo più di un secolo dopo, nel 1935. Dopo poche edizioni un’altra sospensione fu imposta dalla seconda guerra mondiale, che fece di nuovo calare il sipario sul Gioco nel periodo dal 1939 al 1947. In quell’anno fu organizzata (all’interno dell’Arena Garibaldi) una sorta di prova in vista della ripresa vera e propria, che avvenne nel 1950, sul nuovo ponte di Mezzo, contemporaneamente inaugurato. Fu in quell’occasione che per la prima volta i targoni vennero sostituiti da un carrello scorrevole su rotaie e spinto dai combattenti contro la parte avversa. Nasceva insomma la versione che conosciamo oggi, ripresa fin dal 1982, anno d’inizio dell’era contemporanea del Gioco del Ponte.

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