Imu, l’aliquota non si tocca ma la partita resta aperta
Il consiglio comunale ha approvato la conferma dello 0,4% per la prima casa Restano però profonde differenze nelle previsioni relative al reale incasso
PISA. L’aliquota base dell’Imu per la prima casa non si tocca. Era allo 0,4% per l’acconto, resterà allo 0,4% per il saldo di dicembre. La giunta comunale aveva preannunciato la sua proposta e ieri il consiglio l’ha approvata, insieme alla relativa variazione di bilancio. Bocciate tutte le proposte di indirizzo (una sorta di contromanovre) delle opposizioni, con l’unica eccezione dell’ordine del giorno presentato da Sel e Prc che impegna il consiglio a rivedere i conti al 30 settembre e, in base al gettito fino a quel momento pervenuto, studiare eventuali variazioni delle aliquote.
L’atto della giunta, suddiviso in quattro punti, è stato invece approvato con i voti della maggioranza, trovando sempre il voto contrario del Pdl, mentre le altre opposizioni (Sel e Terzo Polo) hanno scelto di volta in volta se astenersi o esprimersi contro.
L’esecutivo di Palazzo Gambacorti imprime dunque il suo indirizzo e non aziona questa leva fiscale come hanno fatto altri Comuni. Ma questo non equivale ad una certezza. «La partita è aperta da qui a settembre», ha detto l’assessore al bilancio, Giovanni Viale, facendo il punto della situazione insieme al sindaco Marco Filippeschi. Il riferimento è proprio al 30 settembre, data entro la quale i Comuni potranno ancora modificare le loro scelte per il saldo. La partita è aperta perché si svolge in un clima di grande incertezza «sia normativa che di gettito reale», aggiunge Viale. Tanto che lo stesso governo si è dato tempo, per sue modifiche alle normative Imu, addirittura fino al 10 dicembre, ovvero fino ad una settimana prima del saldo.
La questione non è semplice. In sostanza, il Comune dice che - grazie ai positivi interventi fatti negli anni (riduzione del debito e delle spese, riorganizzazione del personale) - ha un bilancio tale da consentire il mantenimento delle aliquote base dell’Imu e anche dell’addizionale Irpef allo 0,2% «per non incidere in tempo di crisi sui redditi da lavoro» (altro aspetto essenziale della variazione di bilancio). «Il tutto - sottolineano sindaco e assessore - mantenendo alto il livello di servizi, mentre il governo Berlusconi ha tagliato del 91% i fondi destinati al sociale». Però tutto è condizionato - ecco il punto - al vero gettito dell’Imu. Se l’incasso per il Comune sarà quello stimato dal ministero, ovvero 33,7 milioni di euro, il piano può andare in porto così come è stato organizzato. Ma gli uffici comunali temono che non si superino i 26,5 milioni. Quella differenza di circa 7 milioni non lascia tranquilli. «Teoricamente si rischia un buco di bilancio», dice infatti Viale.
E allora si procede con cautela, in attesa di conoscere il gettito reale, i chiarimenti del ministero e quelle che potrebbero essere le azioni del governo se davvero il gettito dovesse essere diverso dalle stime più alte.
Per ora, con il voto del consiglio, oltre al mantenimento dell’aliquota sulle abitazioni principali allo 0,4%, il Comune fissa nelle previsioni anche l’assimilazione all’abitazione principale delle case degli anziani e disabili ricoverati in strutture residenziali e la definizione allo 0,58% dell’aliquota sulle abitazioni ad affitto concordato.
«La solidità dei nostri conti - puntualizza Filippeschi - è impiegata in funzione anti-crisi e per dare esempi di difesa di welfare europeo». Per il sindaco quella che è stata sottoposta al consiglio «è la miglior manovra possibile, stante la situazione disastrosa delle finanze del Paese che si scarica pesantemente sui Comuni».
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