Italia
Misericordia, quasi fatto l’accordo
Slitta a martedì la firma. Domenica le elezioni, il commercialista Marchetti è l’unico candidato alla presidenza
Un fine settimana di fuoco per la Misericordia, in cui si dovrebbe decidere di un futuro che non appare ancora roseo. Ieri doveva essere firmato l’accordo sul personale fra il commissario straordinario chiamato al capezzale del moribondo, il commercialista lucchese Stefano Ragghianti, e le organizzazioni sindacali, Cigli, Cisl, Uil, Cobas e Ugl. Tutto è invece slittato a martedì per una diversa interpretazione procedurale. Domenica invece si vota per il nuovo magistrato, il termine con cui nella venerabile arciconfraternita pisana, sette secoli di storia alle spalle, si chiama il consiglio di amministrazione.
Alla presidenza dopo il totonomine degli ultimi mesi, c’è una sola candidatura, quella di un noto commercialista pisano, Luigi Marchetti, che non appare per nulla preoccupato dell’oneroso compito che lo attende e che ha già fatto parte del magistrato all’epoca della presidenza Strambi, prima del commissariamento.
«Penso che ci sia da rimettere ordine e che ci sarà da lavorare tanto - ammette - . Che farò? Non lo so ancora, lo vedrò al momento opportuno».
E veniamo all’accordo. La proposta del commissario, che sta facendo il conto alla rovescia su un mandato rovente, prevedeva la mobilità per 9 dei 64 dipendenti, da sottoporre comunque alla discussione con i sindacati e subordinata anche, eventualmente, alla volontà di chi avesse maturato i requisiti per la pensione e volesse fare questa scelta o con incentivi all’esodo; e poi i contratti di solidarietà al 50% per il resto del personale. I sindacati hanno cercato di aggiustare il tiro proponendo di fatto contratti di solidarietà per tutti, ma al 33%, e, eventualmente, mobilità volontaria per chi avesse i requisiti per la pensione. L’incontro è fissato in sede, al Cep, per questa mattina è stato dunque rinviato.
Domenica, invece, si va alle attese urne. Un solo candidato alla presidenza, Marchetti, tre per la carica di vice, Giuseppe Cagnoni, Lara Magagnini e Davide Rossi, sette per i residenti magistrati, cinque per i probiviri e tre per i sindaci revisori. Ma è già bagarre, perché, statuto alla mano, sarebbero state escl,use dalle candidature, per motivi diversi, già quattro persone. Ma si contesta che non per tutti sarebbe valso lo stesso metro.
Il magistrato prevede un governatore e due vice, otto residenti magistrali (cinque eletti e tre di nomina diretta da parte della Curia), e poi tre sindaci revisori e tre probiviri.
Commentano i Cobas sull’accordo: «Abbiamo scelto di sottoscrivere lo stesso documento che verrà siglato da Cgil, Cisl e Uil individuando alcuni punti da aggiungere, scaturiti dall’assemblea di martedì sera, sulla riduzione d’orario, gli straordinari, il personale che viene dalla Cooperativa La Fratellanza, i rimborsi sull’assistenza domiciliare. Permangono le nostre preoccupazioni per alcune vertenze aperte (quella con l’ex Direttore Dringoli e il contenzioso con i Salesiani) che potrebbero risolversi con un compromesso oneroso per le già debilitate casse della Misericordia».Il debito che ha rischiato di fare affondare la barca e che sarebbe stato accumulato negli ultimi anni verrebbe dalla dismissione della vecchia sede e dai mutui accesi per la nuova faraonica collocazione. Si parla di più di dieci milioni di euro a fronte di due milioni e mezzo di entrate l’anno e di uscite, solo per il personale, per due milioni e duecento milioni.
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