Il Tirreno

Pisa

A giorni davanti al gip i due anarchici pisani

di Candida Virgone
A giorni davanti al gip i due anarchici pisani

Lui appariva lontano dalla politica ma per il Ros è l’erede di Marco Camenish La prova decisiva, il bozzetto della sigla Fai-Fri. Cosa dicono nelle intercettazioni

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di Candida Virgone

PISA

Una persona gentile, riservata, che di politica sembrava proprio non occuparsi. Così viene descritto Stefano Gabriele Fusco, il cinquantenne arrestato a Pisa con la sua compagna, Elisa Di Bernardo, nell’ambito dell’inchiesta «Ardire», della procura di Perugia, che ha smantellato una organizzazione anarco-insurrezionalista autrice di diversi attentati.

I due dovrebbero essere ascoltati in questi giorni, al carcere Don Bosco, per rispondere dalle accuse mosse a loro, come ad altre otto persone, dai giudici perugini che hanno diretto l’indagine portata avanti dai carabinieri del Ros, raggruppamento operativo speciale.

Fosco, considerato il vero e proprio ideologo del fruppo Fai-Fri, Federazione anarchica italiana-Fronte rivoluzionario internazionale, quello che avrebbe raccolto il testimone di figure carismatiche come Marco Camenisch, recluso in Svizzera, e Gabriel Pombo da Silva, recluso in Germania, era a Pisa da diversi anni. Originario di Ari, piccolo paese in provincia di Chieti, è figlio di un rappresentante di commercio abruzzese, e di una casalinga argentina: lui infatti è nato a Mar del Plata.

Il sindaco del suo paese, Renato D’Alessandro, ricorda di averlo visto pochi mesi fa, quando era andato a trovare i genitori e la sorella. Poi cade dalle nuvole: «Non riesco a capire la motivazione del suo arresto».

Bresciana, Elisa Di Bernardo è laureata in scienze dell’educazione e lavora come educatrice con disabili; animalista e vegana, ha vissuto fino all’arresto di mercoledì mattina nella casa al numero 160 di via di Oratoio con Fosco. Compagni nella vita e nelle scelte politiche, i due avrebbero interrotto da poco il loro legame sentimentale, ma dividendo l’aloggio come tanti «separati in casa».

La pistola fumante in mano ai due sarebbe il simbolo della nuova sigla apparsa a novembre 2012, che dalle intercettazioni ambientali in casa loro è opera di Fosco. «È una prova, un saggio - dice mostrandolo alla compagna - Fronte rivoluzionario internazionale, si?». Lei risponde: «Fronte rivoluzionario internazionale».

Il gip Lidia Brutti scrive: «La progressiva evoluzione verso una dimensione internazionale della Fai, consacrata dall’affiancamento a tale sigla di quella del Fri, ha segnato una crescente tendenza di rafforzamento organizzativo mediante soggetti di primario spessore nel panorama internazionale: Gabriel Pombo da Silva e Marco Camenish». Per la pm Manuela Comodi e per il Ros, Fosco e la sua compagna sono le vere anime della sigla Fai-Fri, nella scelta di imbracciare le armi ed eventualmente anche uccidere.

Ieri mattina nel carcere di Perugia si sono svolti i primi interrogatori di garanzia ad Alessandro Settepani e Paola Francesca Iozzi, mentre oggi a Genova è previsto l’ascolto di Giuseppe Lo Turco. Ma i primi due elementi del movimento si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e si suppone che questo possa essere l’ordine di scuderia scelta dell’intero gruppo.

Il particolare inquietante che emerge dalle intercettazioni ambientali rivela che il simbolo della Fai-Fri, cinque frecce convergenti sovrastate da una stella nera con la lettera A, nasce proprio a Pisa a novembre.

Ne parlano Stefano, Elisa e Giuseppe Lo Turco, intercettati in casa.

L’immagine viene anche mostrata a Gabriel Pombo da Silva, che, sebbene in carcere, ha incredibilmente in uso un telefono cellulare e un indirizzo mail. E proprio dal carcere, secondo l’inchiesta, verrebbero dati gli ordini che hanno portato alla lunga serie di attentati di questi mesi.

L’inchiesta del Ros dei carabinieri nasce dopo l’attentato alle ferrovie sulla tratta Orte-Ancona nel marzo del 2008. Vengono arrestati Settepani e Sergio Maria Stefani. Nel carcere di Alessandria, dove si trovano, viene loro sequestrata la corrispondenza e con Pombo e Camenish danno vita ad uno sciopero della fame rilanciato sul web di Fosco, in contemporanea con la campagna «Eat the rich».

I due «pisani» sono accusati di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, lui di essere blogger ed ideatore della campagna «Eat the rich», che porta a due attentati del 2009, alla Bocconi di Milano e al Cie di Gradisca d’Isonzo, e agli attentati di dicembre alla Deutch Bank di Francoforte, all’Equitalia di Roma e all’ambasciatore greco a Parigi. Per il gip quella sigla segna anche l’attentato all’ad dell’Ansaldo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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