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Pisa

Stazione Marconi, servono due milioni per il recupero

di Francesco Loi
Stazione Marconi, servono due milioni per il recupero

Progetto del Comune per una sede museale con attività di telecomunicazione L’Agenzia del Demanio chiede garanzie economiche: si cercano finanziatori

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PISA. Lo scorso anno si era piazzata al sesto posto in Italia tra i beni da recuperare nel censimento Fai (Fondo ambiente italiano) “I Luoghi del cuore”. Con 12.291 voti la stazione radiotelegrafica Marconi di Coltano aveva riaffermato la sua importanza storica nel panorama nazionale. Ma cos’è oggi la più famosa delle stazioni Marconi? Purtroppo un rudere, «uno sconcio che in ogni altro Paese non sarebbe mai avvenuto», dice il sindaco Marco Filippeschi. Da metà maggio (fino al prossimo 31 ottobre) il Fai ha lanciato la nuova edizione del censimento, allargando per la prima volta l’iniziativa anche al contesto internazionale.

Al di là del riscontro numerico che potrà ricevere stavolta la stazione di Coltano, questo insieme di circostanze ha riportato alla luce il problema. Da circa un anno e mezzo il Comune ha intensificato i contatti con l’Agenzia del Demanio, soggetto proprietario della stazione. «La giunta ha manifestato formalmente da tempo l’interesse a rilevare il bene», ricorda l’assessore al patrimonio, Andrea Serfogli. Ma arrivare in fondo al percorso non è per niente facile. Il Demanio, in pratica lo Stato, è disponibile alla cessione. Occorre però produrre una serie di garanzie: servono un progetto di valorizzazione (relativo sia al recupero che al successivo utilizzo) e disponibilità economiche certificate. Per la stazione e gli immobili adiacenti la stima è di 2 milioni di euro. Un progetto, curato dal Comune, esiste già ed è diviso in due parti: il recupero della stazione a fini museali e di testimonianza dell’esperienza di Marconi; per gli altri immobili una trasformazione in locali per la ricerca nei settori dell’alta tecnologia e delle telecomunicazioni. Resta il problema dei costi.

«La richiesta di garanzie economiche ci mette in difficoltà - spiega Filippeschi - questi soldi vanno trovati altrove, non possiamo sottrarli agli investimenti già programmati. Eppure scaricheremmo lo Stato da un onere e una responsabilità piuttosto grave, visto il degrado storico della stazione». Al Demanio intanto è stato chiesto di conoscere l’esatto patrimonio immobiliare della zona. Mentre per il reperimento di fondi erano state avanzate richieste di finanziamento alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa e alla Fondazione Telecom. Al momento senza risultati, ma l’impegno prosegue. Un’altra strada sono i fondi regionali ( Pasl) per la cultura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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