Il Tirreno

Pisa

Sapienza, politici in campo «La biblioteca ritorni lì»

di Gianluca Campanella
Sapienza, politici in campo «La biblioteca ritorni lì»

Il consiglio comunale all’unanimità approva un documento che suona come una specie di avvertimento all’Università. «Stavolta ci deve ascoltare»

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PISA. Il consiglio comunale entra nel vivo della “battaglia” che si sta svolgendo attorno alla chiusura del palazzo della Sapienza e con una mozione urgente approvata giovedì all’unanimità (evento raro) fa appello ai ministri Francesco Profumo (università) e Lorenzo Ornaghi (a capo del Mibac, cultura), al rettore Massimo Augello e al sindaco Marco Filippeschi affinché «la storica sede sia riaperta prima possibile, mantenendo al suo interno le funzioni storiche connesse con le attività della facoltà di giurisprudenza e della biblioteca universitaria».

Politica contro “baroni”. Se si considera che il palazzo è dell’Ateneo mentre la biblioteca sotto responsabilità del Mibac, il documento appare un metter voce in decisioni che non spettano alla politica. Ma il retroscena è chiarissimo: sembra che la componente accademica di giurisprudenza voglia cogliere l’occasione dello sfratto momentaneo della biblioteca (il peso dei suoi oltre 600mila volumi mette la struttura a rischio crollo) per prendersi tutto l’immobile. Allora ieri al Comune più di qualcuno parlava di «intervento a gamba tesa necessario, prima che sia troppo tardi e ci si trovi di fronte al fatto compiuto».

Le spiegazioni ufficiali. La mozione nasce dopo il question time presentato dal capogruppo di Sel, Carlo Scaramuzzino. E ieri la presidente del consiglio comunale Titina Maccioni e il suo vice Paolo Mancini hanno coordinato una conferenza stampa con i responsabili delle forze politiche. Lo stesso Scaramuzzino, di fronte al dubbio che il testo non sia legittimo, replica che l’Università ha richiesto la vendita di palazzo Mastiani e la conversione dell’ospedale Santa Chiara: «Il rapporto non può essere a senso unico. Il piano edilizio dell’Ateneo è parte integrante del piano strutturale della città». Insomma, sulle questioni urbanistiche per l’Università «non c’è autonomia». Se ci fossero ancora dubbi sul fatto che il Comune può dire la sua, Giovanni Garzella (Pdl) rimarca: «Noi siamo la politica, rappresentiamo la città e interesseremo tutti gli organi competenti».

La centralità della Sapienza. Alla base di questa difesa totale della biblioteca, c’è la concezione che Maccioni sintetizza: «La Sapienza è il luogo di incontro e scambio tra i giovani e la città. Non possiamo rischiare di perdere il ruolo centrale che giocano tutto il quartiere e il suo edificio più importante». La biblioteca è lì dal 1823 e la comunità scientifica internazionale la associa alla Sapienza.

Il problema statico. Resta il fatto che i vigili del fuoco hanno firmato una perizia inequivocabile sul rischio sismico non compatibile con il carico dei libri. Forse è un po’ presto per decidere come comportarsi: i tecnici sostengono che solo dopo aver completato il trasloco, si potrà avere un’idea effettiva dei lavori che servono. Ha senso imporre ora il ritorno della biblioteca? Secondo Ranieri Del Torto (Pd) «Stiamo parlando di un bene storico» che non sarà abbandonato al suo destino; «si deve trovare il modo di renderlo agibile» e, dopo, capire cosa può rientrare: «Nessuno dice che tutto il patrimonio librario resti in Sapienza», ma almeno la parte più importante. E Luca Titoni (Udc) giustifica che la mozione sia così perentoria: «Non deve aprire giochi diversi, giochi che qualcuno può avere in testa». Sottoscrive Massimo Balzi (Fli).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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