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Senza stato sociale, alla fine la crisi colpisce tutti quanti
Qu. ando si abbandona lo stato sociale, alla lunga la crisi coinvolge tutti. Il capitalismo ha creato la globalizzazione del mercato a suo uso e consumo, ma ha causato le condizioni per trovarsi lui...
Qu. ando si abbandona lo stato sociale, alla lunga la crisi coinvolge tutti. Il capitalismo ha creato la globalizzazione del mercato a suo uso e consumo, ma ha causato le condizioni per trovarsi lui stesso in crisi. Ormai si comincia a capire che i piccoli rimedi che stiamo prendendo nel nostro Paese ed in Europa portano qualche boccata di ossigeno, ma il malato si aggrava sempre di più. La povertà aumenta vertiginosamente in Italia e nel mondo, i popoli sono in continuo fermento. Si allungano sempre più le disuguaglianze. Aumenta il numero dei poveri ed i ricchi diventano ricchissimi. Dopo la caduta del muro di Berlino, la sinistra ha deposto le armi ed il capitalismo non si è fatto pregare, ha preso in mano le sorti del mondo ed una grande maggioranza di esseri umani ha pagato un prezzo altissimo. I governi, dal canto loro, hanno perso ogni autonomia ed è il mercato che decide le sorti dell’umanità. Il Governo Monti cerca di attenuare le proteste con promesse di crescita magari fra qualche anno, ma sa che con il mercato attuale la crescita non avverrà, e si prevede un futuro peggiore.
Di fronte a questa crisi che ormai dura da tanti anni, la sinistra non è stata capace di contrastare le “leggi” del libero mercato come aveva fatto negli anni 70 ed il capitalismo ha avuto mano libera.
Anche negli enti locali, negli enti di assistenza (ospedali, Usl, previdenza), dove la sinistra ha la maggioranza, si sono adottati sistemi che hanno creato disuguaglianze sempre più vistose. I manager, gli amministratori di enti di assistenza guadagnano 50, 100 volte più di un operaio che lavora il doppio. Il/la dottore/ressa, dopo aver studiato fino a 26-27 anni, si trova a 35 e più anni a fare il/la precario/a in un ospedale pubblico. Fa il suo dovere, ma si trova a disagio perché non vede un futuro.
In questi luoghi di lavoro anche i sindacati sono stati leggeri: oltre a tollerare le discriminazioni, hanno permesso che si pagassero profumatamente manager e funzionari e che, di contro, si togliessero alcuni servizi, specie nella sanità, che sono prioritari per i cittadini.
Se l’uguaglianza è una cosa di sinistra, è arrivato il momento di uscire per rimediare quanto prima ai mali che il capitalismo ha creato. I risultati delle elezioni di primavera nel nostro Paese ed in Europa dimostrano che i cittadini vogliono cambiare pagina. Questa volta la sinistra non può sfuggire a questo richiamo elettorale.
Antonio Cacelli
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