Camp Darby, sciopero a oltranza dei 160 lavoratori civili italiani
I dipendenti sono usciti dalla base per evitare che i militari americani consegnassero a 53 di loro le lettere di cui 21 da licenziare in via definitiva e 32 da trasferire presso il Comando di Vicenza
PISA. Ormai è sciopero a oltranza in via Provinciale del Mare, di fronte all’ingresso della base americana di Camp Darby. Ieri dalle 9 alle 17 circa, 160 lavoratori civili italiani (elettricisti, falegnami, muratori, ingegneri) sono usciti dalla base ritrovandosi fuori dai cancelli per impedire che i segretari dell’ufficio del personale completassero la consegna delle 53 lettere di licenziamento.
A inizio turno, infatti, il personale statunitense si è presentato con il plico di documenti e ha cominciato a chiamare per nome: prima due donne, addette alla logistica, poi gli altri. Meno di dieci fogli sono stati materialmente recapitati, perché a quel punto tutti si sono allontanati. Questa mattina dalle 8 ricomincia l’agitazione. All’interno del dramma personali di tanti, emerge però una prima (e unica) buona notizia: nei mesi scorsi fonti americane avevano parlato di 67 esuberi, mentre le lettere ieri mattina erano “solo” 53, perché nel frattempo alcuni dipendenti sono andati in pensione e sono stati reintegrati da chi in precedenza pareva avesse il destino segnato. Tra i 53 esuberi, 21 sarebbero considerati «irrecuperabili» e quindi licenziati in via definitiva. Agli altri 32 sarebbe stato proposto il trasferimento a Vicenza, dove si sposta il “cervello” della logistica: l’unità Garrison in Toscana subisce di fatto un declassamento e il perno della Us Army in Europa mediterranea sarà la caserma Ederle nella cittadina veneta. Il problema è che la nuova destinazione lavorativa sembra sia stata offerta senza incentivi economici e quasi tutti i dipendenti sarebbero orientati a rinunciare perché il cambio di vita, con tutta la famiglia, avrebbe un costo non sostenibile.
Nemmeno la Cisl, che da tempo segue la vicenda, è riuscita a contattare uno per uno i vari lavoratori in esubero: questo perché la lista con i nominativi è stata mostrata ai sindacati, ma non ne è stata lasciata una copia. Vittorio Salsedo, segretario generale di Cisl Fisascat, pertanto si chiede: «Comandano i militari o i civili?». Si riferisce all’intenso lavoro diplomatico che si è protratto in questi mesi, al termine del quale l’ambasciatore americano David Thorne ha rassicurato i presidenti delle Province di Pisa e Livorno, Andrea Pieroni e Giorgio Kutufà, sull’avvio di trattative “normali”.
Fallito ogni tipo di mediazione con il comando militare, Salsedo commenta: «Meraviglia come il comando Usa, di fatto ospite del nostro territorio, si sia mostrato sordo alle istanze non dico dei sindacati, ma persino delle istituzioni». Anche l’assessore provinciale al lavoro, Anna Romei, ieri mattina ha portato la sua solidarietà in via Livornese, definendo «atipico» il modo con cui si è giunti al licenziamento. Non è la prima volta che i sindacati usano lo strumento dello sciopero a Camp Darby: l’ultima risale al 2006, quando il comando operò un taglio di 87 dipendenti.
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