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Pisa

I tagli sull’extraurbano sfiorano il 50%

I tagli sull’extraurbano sfiorano il 50%

Le istituzioni recuperano 2 milioni: cambiare il servizio per contenere i disagi sul territorio

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PISA. Per il trasporto pubblico extraurbano numeri e prospettive cambiano decisamente. Partiamo da un numero che già dice molto: sono 2.127.720 i km annui che riusciranno ad entrare nella gara regionale; mentre sono 1.800.000 i km a domanda debole e come tali esclusi. Quasi il 50%. Va detto che, viste le premesse, sui territori i timori erano ancor più elevati. «Nonostante i tagli siamo riusciti a salvaguardare tutti i servizi fondamentali non solo nell’area pisana, ma anche in Valdera, zona del Cuoio e Valdicecina», dice l’assessore provinciale Santoni guardando il bicchiere mezzo pieno. Sulla stessa falsariga il sindaco di Lari, Mirko Terreni, che parla in rappresentanza dell’Unione Valdera: «Siamo di fronte alla più ambiziosa riforma dei servizi pubblici locali». E anche l’assessore Alessandro Valiani del Comune di Santa Croce per la zona del Cuoio: «Manteniamo le linee e le fermate più significative dedicate al pendolarismo delle scuole, ai collegamenti con aree industriali e frazioni». Per la Valdicecina invece è Santoni ad ammettere «le sofferenze maggiori».

La nuova sfida, aggiunge, «è riuscire a mantenere anche le cosiddette percorrenze deboli: lo faremo attingendo alle nostre risorse e lavorando in sinergia con le amministrazioni comunali». Dalla prossima settimana inizieranno incontri zona per zona. Durante i negoziati con la Regione, le istituzioni locali hanno strappato un altro milione di euro (in aggiunta a quello per l’area pisana). I Comuni poi hanno scelto di garantire le consuete risorse aggiuntive e così sarà raggiunto un budget di circa 2 milioni di euro da dedicare alla rete debole, dunque al salvataggio almeno di una parte dei 1.800.000 km deboli.

Nei territori quindi si andrà ad un ripensamento complessivo delle linee locali. Ma come sopperire? Anzitutto usando mezzi diversi dai grandi pullman spesso semivuoti. Tra le ipotesi autobus “a porte aperte”, ad esempio un più esteso utilizzo degli scuolabus; servizi “a chiamata”; l’impiego di mezzi più piccoli con spese minori. Tutto questo dovrebbe essere gestito in sede locale, con gare per affidare il servizio che i Comuni, attraverso le loro organizzazioni, farebbero in proprio rivolgendosi ad aziende della zona. Ma per la Valdicecina non basterà. Santoni: «In questo caso la Provincia è disponibile ad intervenire con proprie risorse».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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