Il Tirreno

Pisa

Mura, è un restauro vero o velleitaria manipolazione?

Ne. ll’ambito dei progetti del programma Piuss, è compreso il progetto-Mura. Si tratta della versione aggiornata, di una vecchia proposta avanzata sin dai primi anni ’80 dall’architetto Carmassi,...

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Ne. ll’ambito dei progetti del programma Piuss, è compreso il progetto-Mura. Si tratta della versione aggiornata, di una vecchia proposta avanzata sin dai primi anni ’80 dall’architetto Carmassi, allora capo dell’ufficio progetti del Comune, che non si era riusciti peraltro finora a finanziare. Due gli obiettivi del progetto nella sua impostazione storica: il restauro di un monumento di eccezionale importanza per la storia di Pisa; il recupero alla pubblica fruizione delle aree adiacenti alle mura, in modo da creare un anello verde e pedonale all’intorno del centro storico.

Dunque, avere posto su basi concrete questi due obiettivi è sicuramente un merito che questa amministrazione può rivendicare. A questi tradizionali obiettivi l’ufficio tecnico comunale ha voluto recentemente aggiungerne un altro, non richiesto da nessuno: la possibilità di percorrere le mura in sommità, per tutta la loro lunghezza superstite, anche con la realizzazione di specifici nuovi manufatti sia per l’accesso che per il superamento di tagli, come quello effettuato all’altezza di via San Francesco negli anni ’20 del secolo scorso, il cui costo sarà ingente e la cui utilità non pare così evidente. Si tratta di un obiettivo a mio parere velleitario, in quanto da gran parte di questa futura percorrenza si godrà di visuali modeste (i retri delle case private o degli edifici pubblici, pieni di manufatti di servizio condonati e non), e raramente visuali urbane interessanti tali da motivare la visita. Si veda al riguardo il flop dei due tratti già realizzati da alcuni anni, in piazza del Duomo e alle Gondole.

Inoltre, se non gestita adeguatamente (con i relativi costi), l’accessibilità sarà utilizzabile non solo dai turisti ma anche da categorie sociali assai meno attraenti, che ben conosciamo all’opera in questa città. Infine, come non considerare la mancata rispondenza all’art. 905 del Codice Civile che impone, nel caso di terrazza a confine con un privato, di collocare il parapetto della “terrazza che si affaccia sul fondo del vicino” a non meno di m 1.50? Considerando che le mura hanno uno spessore di circa m. 2.20 e che i merli ne ingombrano circa 0.40 rimarrebbe uno spazio legale largo solo 30 cm (!!!). Dunque nei tratti a confine con proprietà privata il camminamento proprio non si può fare. Infine, i tratti realizzati mostrano con ogni evidenza che il piano di camminamento viene realizzato mediante una alterazione della consistenza materica e formale del monumento che si vorrebbe restaurare, come era ampiamente prevedibile. Va bene così?

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