Il Tirreno

Pisa

Lo scalo merci emarginato dopo aver speso 10 milioni

di Danilo Renzullo
Lo scalo merci emarginato dopo aver speso 10 milioni

Nel giro di due anni le Ferrovie hanno prima investito e poi cambiato i piani Un treno al giorno, il personale sceso da 70 a 16 unità. Ora si rischia la chiusura

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PISA. Un cimitero di treni e vagoni. Lo scalo merci di San Rossore doveva essere uno snodo cruciale del traffico merci su rotaia. Dopo un potenziamento costato dieci milioni di euro, nel giro di pochi anni è diventato un deserto di ferro e cemento.

Nel 2009, investimenti milionari per permetterne l'ampliamento e lo sviluppo, lo trasformano in un'infrastruttura all'avanguardia, tecnologicamente e strutturalmente una delle più avanzata. Con circa dieci milioni di euro vengono realizzati ex novo sei binari, una piattaforma rialzata per permettere il carico delle merci dai camion direttamente ai treni, una strada dedicata, un piazzale per le manovre e un sistema computerizzato per il controllo e il funzionamento della struttura, facendo di Pisa-San Rossore uno degli scali più moderni e attrezzati per la movimentazione di merci da gomma a rotaia.

Il progetto, pensato nei primi anni Duemila e portato a conclusione verso la fine del 2009, naufraga pochi mesi dopo insieme alle buone intenzioni e agli investimenti milionari sostenuti. Scoppiata la crisi, nel 2010, per una scelta nazionale che coinvolge anche altri scali, San Rossore subisce un ridimensionamento con la conseguenza di non avere più traffico "programmato", che è sinonimo di organizzazione e utilizzo di personale, ma mantiene un traffico di solo treni "straordinari". «Si è dovuto procedere alla razionalizzazione delle risorse - spiegarono allora le Ferrovie - ma lo scalo resta aperto». E infatti è ancora operativo ma il personale addetto, come spiega la Filt-Cgil, passa da circa 70 unità totali a 16. È aperto solo la mattina cinque giorni la settimana rispetto all'ininterrotto funzionamento (24 ore su 24) di prima con un traffico medio di una decina di treni (tra carichi e scarichi) a settimana, l'equivalente del traffico giornaliero di una volta e nettamente inferiore agli 8500 carri all'anno ipotizzati nel progetto. «Lo scalo e gli investimenti fatti prevedevano un volume di traffico molto maggiore e ciò non si è realizzato - dicono dalla Filt -. La crisi incide però quando ci sono i mezzi a disposizione devi mantenere duro per superare questa fase». A dispetto di soldi spesi e progetti, lo scalo di San Rossore, dopo un netto ridimensionamento, oggi rischia la definitiva chiusura. L'ultima manovra di Rfi dello scorso marzo prevede, nell'ambito di un ulteriore ridimensionamento nazionale del personale, l'azzeramento degli addetti allo scalo merci, con l'intenzione di mantenere "personale itinerante" e cioè addetti provenienti da altri scali ferroviari. Secondo Filt-Cgil, la proposta di Rfi, ancora in fase di trattativa ma che dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo luglio, rappresenta il «primo passo verso la definita chiusura dello scalo». «La nostra denuncia - dicono dalla Filt - è che questo investimento di circa 10 milioni sull'impianto che ha creato un tipo di infrastruttura unica sulla costa e la stessa funzionalità dello scalo merci rischia di essere tutto vanificato dalla decisione di ridimensionare o rendere inservibile lo scalo. La nostra idea è quella di tenere lo scalo aperto e in funzione perchè la valutazione sulla utilità dello scalo deve essere fatta su un arco temporale più ampio e non sull'immediato, per dare senso anche all'investimento fatto. Noi ci battiamo perchè lo scalo resti in funzione perchè il traffico attuale lo consente dal punto di vista dei costi e la speranza è che sviluppi anche ulteriori potenzialità nel futuro. La crisi c'è, ma quando finirà alziamo lo sguardo e cosa ci ritroviamo? Dobbiamo fare lo sforzo di ritrovarci opportunità piuttosto che macerie».

Oggi lo scalo merci di San Rossore appare un'enorme distesa di cemento e binari su cui sono adagiati treni pronti per essere caricati e partire, ma "parcheggiati" in una sorta di deposito e stoccaggio. L'erba cresciuta sui loro vagoni ne testimonia gli anni di abbandono. Tra i pochi segni di vita, un serpente in mezzo al piazzale. Non proprio quello che ci si aspetterebbe di trovare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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