Il Tirreno

Pisa

Soldi spariti, 20 mesi a una infermiera accusata di raggiro

di Candida Virgone
Soldi spariti, 20 mesi a una infermiera accusata di raggiro

La Cassazione ha confermato le sentenze di 1º e 2º grado dando ragione ai parenti di una novantenne morta

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PISA. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un’infermiera dell’ospedale accusata di aver truffato un’anziana paziente ricoverata in un casa di riposo a Calci, scomparsa alcuni anni fa, confermando dunque le condanne che le erano state inflitte sia in primo che in secondo grado: un anno e 8 mesi e 500 euro di multa, con la condizionale, più il pagamento delle spese processuali e una provvisionale di trentamila euro per le parti civili, i familiari, assistiti nei due gradi di giudizio dall’avvocato Angela Giovinazzo.

La donna - Daniela Niccolai, 49 anni, di San Giuliano, operatrice socio-sanitaria dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana - doveva rispondere di circonvenzione di incapace: secondo l’accusa avrebbe sottratto trentamila euro dai conti correnti di una signora pisana di 93 anni, ricoverata nella Casa di riposo per autosufficienti Oasi del Sacro Cuore di Calci, fra il 2002 e il 2004, quando la accudiva.

In primo grado a Pisa, nel 2009, l’infermiera era stata condannata dal giudice monocratico Luca Salutini e la sentenza era stata riconfermata a Firenze in Corte d’appello un anno fa. Il suo legale, l’avvocato Simone Fiorini, aveva presentato ricorso in Cassazione sostenendo che mancava la prova che la paziente fosse incapace e dunque raggirabile. L’incarico, aveva precisato Daniela Nicolai, le era stato assegnato dalla stessa signora e riguardava non solo l’assistenza quotidiana, ma anche l’accompagnamento a visite specialistiche, l’acquisto di medicinali, cambio di biancheria ed altro.

La Cassazione ieri ha dichiarato inammissibile il ricorso confermando la sentenza e condannando l’imputata al pagamento di duemila euro di spese alle parti civili, rappresentate dall’avvocato Susanna Lollini, e di mille da versare alla Cassa delle ammende dello Stato.

I fatti risalgono ad un periodo di tempo compreso fra il 2002 e il 2004. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Miriam Pamela Romano, in quel periodo l’assistente socio-sanitaria avrebbe «abusato dello stato di deficienza psichica dell’anziana signora». La Niccolai si prendeva cura dell’anziana come assistente esterna: dietro compenso quotidiano di 15mila lire prima e 7 euro dopo, avrebbe avuto il compito, assegnatole dai parenti della ricoverata, di cambiarle ogni giorno il sacchetto per l’ano cecale. Secondo l’accusa la donna avrebbe «indotto l’assistita a compiere numerose disposizioni patrimoniali in suo favore con una perdita economica di 30mila euro: più volte al mese, dopo aver accompagnato l’anziana all’agenzia di Calci della Banca Toscana ed averle fatto presentare all’incasso un assegno già compilato e firmato e di vario importo, si faceva consegnare una quota o l’intera somma ritirata, che a volte provvedeva a versare per intero sul proprio conto corrente, a volte tratteneva in parte per sè in contanti».

Una serie di matrici senza giustificativo degli assegni in uso alla novantenne avevano allertato l’amministratore della Casa di cura che aveva avvisato i familiari e fatto scattare così un’inchiesta che avrebbe portato sulle tracce dell’assistente.

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