Italia
Opg, futuro ancora incerto per i pazienti
PISA. Gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) dovranno essere chiusi entro il 1° febbraio dell’anno prossimo e, dal 31 marzo 2013, l’esecuzione della misura di sicurezza del ricovero in Opg dovrà...
PISA. Gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) dovranno essere chiusi entro il 1° febbraio dell’anno prossimo e, dal 31 marzo 2013, l’esecuzione della misura di sicurezza del ricovero in Opg dovrà avvenire esclusivamente all’interno di strutture sanitarie regionali. Le persone che nel frattempo avranno cessato di essere socialmente pericolose dovranno essere dimesse e prese in carico dai Dipartimenti di salute mentale. A stabilirlo è l’articolo 3-ter del decreto “Svuota carceri”, ma la disposizione legislativa rischia di essere una riforma manifesto, di rimanere cioè sulla carta.
Di un tema così complesso - ovvero delle condizioni in cui i ricoverati in Opg sono costretti a vivere e del destino che li attende - si è parlato nei giorni scorsi al centro Poliedro di Pontedera durante la presentazione del libro “Matti in libertà, l’inganno della legge Basaglia” (Editori Riuniti), scritto da Maria Antonietta Farina Coscioni, parlamentare radicale eletta nelle liste del Pd. Il libro è un report sugli Opg italiani, tra cui quello toscano di Montelupo Fiorentino. Con l’autrice, invitati dalla Cellula Luca Coscioni di Pisa, c’erano gli psichiatri Luca Bigalli e Antonella Garolafo, il deputato del Pd Paolo Fontanelli.
Nel corso della serata, moderata dal giornalista Luca Daddi, vicecaposervizio della redazione pisana del “Tirreno”, sono stati sottolineati i rischi e le opportunità della nuova normativa. L’onorevole Coscioni ha messo in guardia dai facili entusiasmi che l’annuncio della chiusura degli Opg prevista il 1° febbraio 2013 può suscitare. E questo perché le nuove strutture che devono sostituire gli Opg possono pure migliorare le condizioni di vita dei pazienti, ma non si tocca la misura di sicurezza del ricovero né si risolve il problema fondamentale, quello terapeutico della riabilitazione e del reinserimento delle persone di cui è scemata la pericolosità sociale. Il rischio – ha sottolineato Coscioni – è che si perfezioni ulteriormente l’inganno di una riforma manifesto (in analogia con quanto avvenne ai tempi della legge Basaglia che decretò la chiusura dei manicomi civili), riforma che non si sa come sostanziare, non essendoci energie, mezzi, risorse e personale per farlo.
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