Il Tirreno

Pisa

Niente voti inferiori al quattro: scuole e docenti si dividono

di Raffaella Ioannone

Fa discutere la proposta lanciata da Milano: una valutazione troppo bassa è umiliante, ma non tutti sono d’accordo

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PISA. Fa discutere, nel mondo della scuola, la proposta avanzata dal preside di un istituto superiore di Milano che chiede ai suoi docenti di evitare voti inferiori al quattro nelle pagelle degli alunni. La motivazione sottolinea la forte umiliazione subita dai ragazzi e l’inutile frustrazione che deriva da un grave insuccesso scolastico.

Abbiamo parlato con i vertici degli istituti scolastici cittadini per capire come la pensano su questa faccenda e abbiamo scoperto che molte delle nostre scuole adottano già questa pratica nelle valutazioni, soprattutto nella scuola secondaria di primo grado che, come scuola dell’obbligo, insegue l’abbattimento dell’abbandono e adotta una scala di giudizio che va dal quattro al dieci.

Nelle superiori, invece, i voti variano secondo la classica scala docimologica e qualche volta può comparire in pagella anche un’insufficienza più grave. «È raro vedere un tre nelle schede di valutazione, ma spesso un voto tanto basso può essere utile per sottolineare un atteggiamento particolarmente negativo da parte dello studente nei confronti di una disciplina», spiega Stefano Sodi, collaboratore e docente al liceo classico Galilei. «L’importante è capire le motivazioni del brutto voto e valutare, insieme all’insegnante, le strategie educative per il recupero».

Di parere contrario al buonismo proposto in pagella è il preside del liceo scientifico Dini e dell’Istituto Tecnico Commerciale Pacinotti, Giuseppe Piero Ceraolo, secondo cui i ragazzi devono avere piena cognizione di sé e imparare a fortificarsi nelle difficoltà, da cui gli insegnanti sono chiamati a farli uscire senza eccessiva indulgenza.

«Soprattutto nelle prove oggettive disciplinari il punteggio deve abbracciare necessariamente tutti i voti – spiega – mentre un discorso diverso vale per il voto finale in pagella, che è più articolato e tiene conto non solo del rendimento scolastico ma anche di altre voci, come la frequenza, la partecipazione, l’impegno e la disponibilità dell’alunno; per questo motivo, dunque, è difficile che l’insegnante dia un giudizio complessivo più basso del quattro».

Per Mariangela Chiapparelli, dirigente al liceo scientifico Buonarroti, è giusto limitare la scala di valutazione scolastica, soprattutto nelle prime classi, per motivare i ragazzi e permetterne il riscatto dopo un insuccesso.

Conclude Stefano Mazzantini, vicario all’Iti Da Vinci: «Il quattro è già un’insufficienza grave e i docenti, se decidono di usare giudizi ancora più negativi, non lo fanno per sadismo, visto che i voti bassi non fanno onore a nessuno e segnano una sconfitta per alunni e insegnanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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