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Incertezze sull’Imu I sindaci non sanno quali risorse avranno
«La disciplina dell’Imu è ancora incerta e sono incerte le risorse sulle quali i Comuni potranno contare per finanziare i servizi che i cittadini richiedono»
PISA. «La disciplina dell’Imu è ancora incerta e sono incerte le risorse sulle quali i Comuni potranno contare per finanziare i servizi che i cittadini richiedono». Lo affermano in un documento i sei sindaci dei comuni dell’area pisana, nel quale sottolineano che «tutti debbano contribuire al riequilibrio dei conti pubblici, come hanno fatto i Comuni negli anni passati, ma in un contesto di chiarezza che consenta di salvaguardare la programmazione delle risorse e dei servizi e, quindi, un rapporto trasparente tra cittadini e istituzioni».
I sindaci di Pisa, San Giuliano, Vecchiano, Calci, Vicopisano e Cascina spiegano che anche in tempi di crisi e tagli «hanno cercato di mantenere salvi i servizi, in particolare quelli sociali e per la pubblica istruzione» e si dicono preoccupati per la mancanza di chiarezza da parte del governo sui prossimi trasferimenti agli enti locali. «La disciplina dell’Imu (che, in sostanza, sostituisce l’Ici) - scrivono - non è ferma, dato che verrà modificata con la legge di conversione del decreto di semplificazione fiscale previsto entro il 2 maggio. Non sono state ancora comunicate le stime di gettito dei singoli Comuni e l’importo dei trasferimenti . Sono molti a dire che la stima del gettito Imu fatta a livello nazionale (21,4 miliardi di euro) sia eccessiva, ciò comporterebbe, di fatto, ulteriori tagli ai trasferimenti dei Comuni».
È proprio quest’incertezza a tenere col fiato sospeso le amministrazioni locali che già devono fare i conti con i tagli prima del governo guidato da Berlusconi e poi dal governo del premier Monti.
Tuttavia, dei sei comuni dell’area pisana, l’amministrazione di Vecchiano, guidata dal sindaco Giancarlo Lunardi, ha già deciso cosa fare. È l’unico Comune che abbia già comunicato quali saranno le percentuali che applicherà sull’Imu. Per l'abitazione principale si applica l'aliquota base del 4 per mille. Per gli altri fabbricati (a partire dalla seconda casa), si applica l'aliquota base del 7,6 per mille, elevata all'8,6 per mille per gli immobili sfitti: la metà di tali importi andrà a finire nelle casse dello Stato.
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