Il Tirreno

Pisa

Sciopero nei quattro giorni di festa

di Daniele Benvenuti
Sciopero nei quattro giorni di festa

È la risposta dei sindacati del commercio alla possibilità di tenere i negozi aperti. «Oltrettutto le vendite non aumentano»

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PISA. Quattro giorni di sciopero a Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile e 1º maggio. Questa la risposta dei sindacati dei lavoratori del commercio alla possibilità di rimanere aperti nelle festività tradizionali, possibilità concessa dal decreto sulle liberalizzazione degli orari del governo Monti (e dalle successive sentenze del Tar per quanto riguarda Pisa, San Giuliano e Pontedera). Una decisione che Cgil, Cisl e Uil (con le loro sigle di settore) hanno preso a livello regionale dopo che alcune catene hanno già deciso l’apertura per Pasquetta ed il 25 aprile. «La logica del profitto ormai passa sopra a tutto - hanno commentato i segretari di Filcams, Fisascat e UilTucs - fino a snaturare anche i momenti tradizionali in cui le famiglie si ritrovano come le festività, siano religiose o laiche. Logica che non tiene conto assolutamente della qualità del lavoro dei dipendenti». I sindacati ribadiscono la contrarietà alle aperture festive portando dati oggettivi: «Le catene stanno puntando a rendere il lavoro festivo come lavoro ordinario - insistono i rappresentanti delle tre sigle - quindi per il dipendente ci sono solo svantaggi. Svantaggi che alla lunga si ripercuoteranno anche sui consumatori. I costi infatti aumentano e gli incassi, è stato dimostrato in questi prime settimane di aperture festive, hanno aumenti irrisori. Tutto questo non potrà non avere ripercussioni anche sui prezzi finali. La nostra posizione di contrarietà è a difesa della qualità del lavoro - è la conclusione dei sindacati -. Ci auguriamo che anche i cittadini capiscono, e non scelgano queste festività per fare acquisti in quelle attività che rimarranno aperte. Chiediamo infine una presa di posizione forte da parte degli amministratori locali che con le loro ordinanze avevano dato un segnale di volere regolamentare la materia». Posizione critica anche da parte di Confesercenti: «Ribadiamo il giudizio negativo su una liberalizzazione selvaggia del commercio che arriva addirittura a violare festività religiose e laiche che fanno parte dell’identità e delle tradizioni del nostro Paese - dichiara il presidente Roberto Balestri - Una liberalizzazione che danneggia il commercio tradizionale e che, francamente, non porta nessun vantaggio né economico né occupazionale. Ci auguriamo — conclude Balestri — che il Comune anche nei confronti del ricorso al Tar tenga una posizione coerente con l’ordinanza del gennaio scorso, frutto di una concertazione nell’interesse di tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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