Paura di tradimenti Boom di test per la paternità
Si comprano anche sul web e costano 600-1000 euro La risposta arriva a casa nel giro di una settimana
PISA. «Tu non sei il mio vero papà!». In un caso su dieci, fra quelli che hanno fatto ricorso al test del dna, la grave affermazione… è vera. Lo dice un’indagine/ricerca condotta negli ultimi due anni (2010/2011) da BabyConsumers e Famiglia&Famiglia. Spiega Pino Staffa, presidente di Baby Consumers: «A questa nostra indagine, pur essendo parziale, sfuggono le analisi “fai da te” online e quelle di un sottobosco crescente. I dati si riferiscono ai cittadini che si sono rivolti alle due associazioni in modo diretto e indiretto, e a una nostra, molto discreta, indagine presso avvocati e medici amici».
A Pisa sono stati una ventina i casi seguiti direttamente dall’associazione, «ma una stima prudenziale porta a dire sono oltre dieci volte di più quelli che sono stati effettuati realmente, secondo le testimonianze “ufficiose” che abbiamo comunque raccolto dai diretti interessati».
Sono quasi 500 i laboratori pubblici e privati che operano in Italia, una trentina dei quali in Toscana.
Questi esami hanno un ritmo di crescita del 20% all’anno, ma naturalmente la maggioranza sono test prenatali: sono cioè richiesti per accertare la presenza di malattie genetiche e/o la possibilità di contrarle. Di certo sono sempre più frequenti i test di paternità: basta una telefonata ad un numero trovato su internet e si riceve un kit dove ci sono dei tamponi come dei piccoli spazzolini da denti che si devono far passare sulle gengive del padre e del/la figlio/a. Bisogna fare attenzione a non confondere i due tamponi che vengono contrassegnati con un codice. Questo codice è molto importante e bisogna memorizzarlo, perché è quello che viene usato per qualsiasi comunicazione, in modo da garantire l’anonimato. La risposta si ha in un settimana o poco più al costo di 600/1000 euro. Che cosa dice il test? Dice se tra i due campioni (padre/figlio) c’è oppure no compatibilità con una approssimazione che va oltre il 99%.
Più di un dubbio morale è sorto all’interno delle associazioni, nell’affrontare tale argomento: è giusto sottrarre materiale genetico da un minore inconsapevole, senza addirittura informare la madre?
Spiega Mirella Giannessi, avvocato dell’associazione: «Il test genetico viene da tempo utilizzato dal Tribunale e richiesto dagli avvocati che si occupano di problematiche familiari, soprattutto per dirimere questioni attinenti ad azioni di riconoscimento o disconoscimento di paternità. Il test è molto semplice da eseguire, ma per avere valore legale occorre l’assenso scritto da parte dei genitori e l’accertamento delle identità da parte di un notaio, oppure il test dev’essere effettuato su ordine del giudice».
E i test “legali” offerti dai laboratori? «Sono un documento in più che viene messo agli atti, nella speranza che possa in qualche modo essere tenuto presente dal giudice ai fini della sua decisione - prosegue Giannessi. - È di tutta evidenza come il test, in taluni casi, possa essere usato per censurare la condotta del coniuge agli occhi di un giudice, e comunque può avere influenza in caso di accordi extragiudiziali. Purtroppo il motivo di questi test molto spesso non è dettato da un vero interesse all’accertamento della paternità, quanto da quello alla conferma di un tradimento senza minimamente considerare l’interesse dei figli, ancor più se minori. Molto spesso questi test vengono usati in modo preventivo: conoscendo da subito il risultato possono essere modificate eventuali strategie processuali. Ad ogni buon conto a far le spese di queste battaglie a colpi di test scientifici sono i figli».
Info: Baby Consumers cell. 347.3446256, www.babyconsumers.it .
Famiglia&Famiglia cell. 346.6052276info@famigliaefamiglia.it
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